La libreria internazionale Melting Pot

La libreria internazionale Melting Pot è una libreria indipendente nata dal desiderio di offrire una scelta di libri piacevoli a tutti coloro che hanno voglia di leggere in una lingua straniera. Abbiamo libri in spagnolo, inglese, francese, portoghese, tedesco e russo. I nostri libri sono quasi tutti in edizione tascabile: oltre ad essere più economici dei libri rilegati, sono anche più pratici e comodi per chi vuole poterli leggere in qualsiasi situazione.
Importando direttamente dall’estero, riusciamo a proporre libri che normalmente non si trovano sul mercato italiano, ma che possono interessare ai più svariati tipi di lettori. Nella nostra libreria non si trovano quindi solo classici e bestseller internazionali, ma anche una selezione di saggistica, libri gialli, romanzi storici, narrativa straniera tradotta, manuali per la vita pratica e romanzi d’amore.
Non ci rivolgiamo solo a chi vuole leggere i “grandi” della letteratura universale in lingua originale, ma anche ai lettori, italiani o stranieri, a cui piace un determinato tipo di libri e che, per scelta o necessità, preferiscono leggerli in una lingua diversa dall’italiano.

Il blog di Margherita

28/04/2011 Dall’ultima volta che ho aggiornato il blog ho accumulato diciotto libri. Data la quantità mostruosa di libri che ho da commentare questa volta, li dividerò per lingua.

Cominciamo con gli spagnoli, che sono i più numerosi. Una scoperta straordinaria è stato Álvaro Mutis e il suo “Ilona llega con la lluvia”, che abbiamo letto con il nostro gruppo di lettura in spagnolo. Credo di non aver mai letto niente in lingua spagnola che fosse scritto così bene: è una prosa che spesso sembra poesia. E’ una storia di avventurieri, persone con un senso etico assolutamente personale e non imposto dall’esterno, con un unico valore, quello dell’amicizia. E’ un libro straordinariamente privo di falsi moralismi, un inno alla libertà. Lo consiglio a chi sogna di vivere al di là degli standard morali vigenti, e, come me, realizza questo sogno solo attraverso la lettura.

Un bellissimo libro è la novità della scrittrice spagnola Ángela Vallvey, “El hombre del corazón negro”. E’ un romanzo molto ben documentato che parla delle mafie dell’est europeo e delle loro operazioni in Spagna attraverso le storie, interconnesse fra loro, di vari personaggi: la ragazza moldava sequestrata e fatta prostituire in mezza Europa, l’immigrata ucraina terrorizzata dai ricordi di Chernobil, il potente mafioso russo che dopo la caduta del comunismo è diventato un grande imprenditore internazionale, alcuni picciotti di vari paesi dell’est europeo, oltre ad altri personaggi forse minori ma non meno interessanti. Indagano una poliziotta trentacinquenne esperta in arti marziali e un giudice di origine polacca specializzato in mafie dell’est. A guardare la copertina del libro e la descrizione sembrerebbe un po’ un thriller d’azione, in realtà non è niente di tutto ciò, è un romanzo corale in stile russo che finisce per essere il ritratto di un’epoca. Per un lettore italiano è interessante non solo per conoscere l’est europeo e le loro peculiari dinamiche mafiose (non gerarchizzate come quelle italiane) o in generale per conoscere la vita e l’immaginario degli immigrati dell’est, è interessante anche perché fa riflettere sulle differenze tra l’Italia e la Spagna: lì la criminalità organizzata è una cosa degli ultimi anni, arrivata da fuori, e quindi è un terreno di conquista perfetto per delinquenti che, come volpi in un pollaio, non trovano né leggi fatte apposta contro di loro né una criminalità locale abbastanza organizzata per contrastarli. Insomma, è un libro che consiglio caldamente a tutti anche perché prende tantissimo, una volta iniziato si fa fatica a separarsene.

Mi è piaciuto anche “El tiempo entre costuras” dell’autrice spagnola María Dueñas. In Spagna questo libro ha avuto un grande successo di vendite: è ambientato a Tetuán quando il Marocco settentrionale era un protettorato spagnolo, subito prima e durante la guerra civile, e poi a Madrid e a Lisbona dopo l’inizio del regime di Franco. La protagonista si ritrova a Tetuán quasi per caso e, per risolvere i suoi problemi, mette su un atelier di moda. Farà amicizia con alcuni notabili del luogo e, in seguito, diventerà una spia. Ho trovato interessante in questo libro soprattutto la ricostruzione storica; l’approfondimento psicologico dei personaggi non è straordinario ma in compenso c’è una bella dose di avventura. Dovrebbe piacere a chi ha apprezzato “La sombra del viento” di Carlos Ruiz Zafón oppure “Dime quién soy” di Julia Navarro.

Un altro bestseller di argomento storico che ho letto in questo periodo e che mi è piaciuto è “La isla bajo el mar” di Isabel Allende. E’ la storia di una donna nata schiava nella Saint Domingue (attuale Haiti) del diciottesimo secolo. La prima parte del romanzo si ambienta sull’isola, e viene descritta la vita degli schiavi domestici e di quelli delle piantagioni, il rapporto con il padrone; il mondo urbano dei coloni francesi e dei mulatti liberti. Nella seconda parte, dopo la guerra per l’indipendenza, i protagonisti della storia si spostano a New Orleans in Louisiana, come fecero moltissimi creoli della vecchia Saint Domingue che non potevano rimanere. La cosa più interessante di questo romanzo, secondo me, è che fa capire le origini della cultura della città di New Orleans, così particolare e diversa dal resto degli Stati Uniti e invece così vicina alle culture delle isole dei Caraibi, terre in cui le piantagioni erano più piccole, era maggiore la vicinanza tra schiavi e padrone bianco, erano meno le donne provenienti dall’Europa e c’erano molti più mulatti liberti (spesso figli bastardi). Mi ero già interessata alla storia dei Caraibi e di New Orleans; questo romanzo ha dato vita a tante situazioni che avevo solo immaginato leggendo testi non narrativi.

Molto divertente il noir “Tuya”, della scrittrice argentina Claudia Piñeiro. La protagonista è una “casalinga disperata” di un quartiere di Buenos Aires che scopre di essere stata tradita dal marito… da lì comincia una storia un po’ folle in cui lei fa di tutto per negare l’effettiva infedeltà del marito e salvare la sua condizione di “felice donna sposata”. Mi è piaciuto il ritratto di questa pazza che assomiglia un po’ ad alcune persone che conosco… è un libro piacevole che si legge molto velocemente, spesso fa ridere e c’è anche un po’ di critica sociale.

Piacevoli anche i racconti del catalano Sergi Pàmies in “Si te comes un limón sin hacer muecas”. Sono racconti brevissimi, con protagonisti maschili, sui piccoli eventi di vita quotidiana che però nascondono grandi tragedie private. L’abbiamo letto con il gruppo di lettura e abbiamo fatto una bella discussione.

Un altro libro divertente, anche se a volte un po’ monocorde, anche questo letto per il gruppo di lettura, è stato “Los novios búlgaros” dello scrittore spagnolo Eduardo Mendicutti. E’ un libro scritto circa vent’anni fa e narra l’amore peculiare tra Daniel, che si autodefinisce un vero “caballero”, frequentatore abituale degli ambienti gay della Puerta del Sol a Madrid, dove si prostituivano ragazzi di ogni provenienza, e Kyril, giovanotto bulgaro scappato dal suo paese dopo il crollo del comunismo e in cerca di facili guadagni proprio alla Puerta del Sol. Divertenti le descrizioni degli ambienti gay della Madrid degli anni ’90 e della rapacità del giovanotto bulgaro e della sua fidanzata, anche se come dicevo prima a volte è risultato un po’ ripetitivo perché l’unico personaggio sviluppato per bene è il protagonista Daniel.

Con il gruppo di lettura abbiamo letto anche “Luna Caliente” dell’argentino Mempo Giardinelli. E’ un thriller ambientato negli anni bui della dittatura, molto cinematografico, rapidissimo da leggere. A quasi tutti gli altri membri del gruppo è piaciuto molto quindi non mi sento di sconsigliarlo, a me è sembrato scritto male, e poi il personaggio che viene approfondito è solo uno: già è una cosa che amo sempre meno nei libri (preferisco quando ci sono tanti personaggi), poi se il singolo personaggio non sta tanto in piedi… beh. Però ripeto, a quasi tutti gli altri è piaciuto davvero tanto e si legge molto facilmente, quindi non mi sento di sconsigliarlo.

Di “Amuleto” di Roberto Bolaño (altro libro del gruppo di lettura) mi è piaciuto più che altro un certo ritratto della Città del Messico degli anni ’60, anche se non è la ragione principale per cui si legge questo libro, scritto sicuramente molto bene ma probabilmente un po’ troppo raffinato per i miei volgari gusti.

Passiamo adesso ai libri in inglese. Sto leggendo in questo momento il romanzo “The Believers” della scrittrice inglese Zoe Heller. E’ la storia di una famiglia benestante, ebrea e di estrema sinistra della New York del 2002; è un bel libro perché prende in giro ogni tipo di fanatismo, politico oppure religioso . I ritratti psicologici dei personaggi sono molto riusciti e il libro è scritto molto bene, insomma non l’ho ancora finito ma già mi sento di consigliarlo.

“Summertime” di J.M. Coetzee, letto con il gruppo di lettura inglese, mi è molto piaciuto. E’ già il terzo libro di questo autore che leggiamo… lo consiglio solo agli amanti della letteratura in sé e per sé perché gioca molto con il lettore, ma lo fa secondo me in modo intelligente e non gratuito. Da leggere se amate i romanzi con narratori inaffidabili.

Un altro libro che mi è piaciuto è stato il giallo “This Body of Death” di Elizabeth George. Da molto tempo volevo provare a leggere questa autrice, che scrive polizieschi abbastanza classici ma ambientati nell’Inghilterra di oggi. Un bell’affresco di personaggi ben delineati e un ritratto dell’Inghilterra sia urbana, che rurale, che suburbana. Lo consiglio a qualsiasi amante dei gialli non d’azione.

Con il gruppo di lettura ho letto un po’ di “Lost World” di Patrícia Melo, autrice brasiliana, tradotto dal portoghese. L’ho letto un po’ perché era una rilettura, potete vedere i miei commenti sulla versione originale nella sezione di questo blog di settembre 2009. Comunque la traduzione in inglese è ottima.

Sempre con il gruppo di lettura abbiamo letto “Unaccustomed Earth” della scrittrice nordamericana di origine indiana Jhumpa Lahiri. E’ una raccolta di racconti che parlano di indiani di seconda generazione negli Stati Uniti, il rapporto con la famiglia, la difficoltà di conciliare la cultura dei genitori con quella acquisita in America. L’autrice scrive molto bene però si concentra esclusivamente sulla vita privata e familiare, che è una cosa che tendenzialmente a me non piace nei libri, ma è un gusto mio personale e quindi mi sento di consigliarlo assolutamente alle persone che amano i libri sull’argomento famiglia.

Un libro che invece non mi è piaciuto e di cui ho interrotto la lettura dopo un centinaio di pagine è stato “The Road Home” dell’autrice inglese Rose Tremain. Sembrava interessante, la storia di un immigrato di un paese dell’est europeo che arriva in Inghilterra. Poteva essere interessante. Purtroppo l’autrice non ha particolarmente umanizzato il suo personaggio, che si riduce a un mezzo per criticare gli aspetti della civiltà inglese e in generale occidentale che evidentemente le danno fastidio. A differenza del libro “El hombre del corazón negro” di Ángela Vallvey, di cui ho parlato sopra, in cui è chiaro che l’autrice ha fatto approfondite ricerche sul mondo dell’est europeo e ha letto svariati libri di autori russi che l’hanno aiutata a plasmare i suoi personaggi, Rose Tremain no, è come se avesse scelto un ipotetico “immigrato modello”, senza nessun background culturale (è polacco? è bulgaro? Boh! Non ha nemmeno deciso di che paese fosse, in modo da non fare nessun tipo di ricerca) a cui mette in bocca cose che solo una signora inglese forse non molto aperta al resto del mondo potrebbe pensare. Questo libro mi ha profondamente irritata. Però alcuni membri del gruppo di lettura mi hanno aiutata molto ad interpretarlo in un’altra maniera: come una favola, in fondo buonista, che farebbe guardare con maggiore simpatia gli immigrati a un determinato pubblico di lettori che normalmente di simpatia per gli immigrati ne avrebbe ben poca.

Un altro libro di cui ho interrotto presto la lettura è “Solar” di Ian McEwan. Non ho mai avuto una grande simpatia per questo autore, però ho sempre riconosciuto che scrivesse bene. Questo libro non sembra nemmeno scritto da lui. Lo trovo noiosissimo. Però dovrebbe piacere a chi ama – e comprende – l’umorismo britannico (non è il mio caso! Credo che non lo capirò mai!). Vedremo settimana prossima all’incontro del gruppo di lettura cosa diranno gli altri.

In questo periodo ho letto solo due libri in francese. Il primo è stato “Maigret et les témoins récalcitrants” di Simenon. Bellissimo come tutti i Maigret. Non mi faccio mancare un Maigret all’anno!

L’altro è un saggio, “Le conflit: la femme et la mère” della filosofa francese Elisabeth Badinter. E’ una lucida analisi del conflitto che molte donne sentono tra l’essere donna, cioè una persona realizzata nei campi che preferisce, e l’essere madre, attività che la società impone sempre più come esclusiva. Delle ragioni culturali che spingono molte donne a scegliere di non essere madri, dato che la società propone sempre modelli di “madre perfetta” che molte, giustamente, rifiutano. E dell’eccezione francese: la Francia è il paese europeo dove oggi si fanno più figli, proprio perché per ragioni storiche questo modello di madre perfetta ed esclusiva è meno forte. Ma pare che la mentalità imperante nel resto d’Europa (e, dico io, soprattutto in Italia) stia arrivando anche in Francia, soprattutto attraverso modelli di “avvicinamento alla natura” che non fanno altro che veicolare un aumento della discriminazione sessista. Lo consiglio a tutte le donne.

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