La libreria internazionale Melting Pot
La libreria internazionale Melting Pot è una libreria indipendente nata dal desiderio di offrire una scelta di libri piacevoli a tutti coloro che hanno voglia di leggere in una lingua straniera. Abbiamo libri in spagnolo, inglese, francese, portoghese, tedesco e russo. I nostri libri sono quasi tutti in edizione tascabile: oltre ad essere più economici dei libri rilegati, sono anche più pratici e comodi per chi vuole poterli leggere in qualsiasi situazione.
Importando direttamente dall’estero, riusciamo a proporre libri che normalmente non si trovano sul mercato italiano, ma che possono interessare ai più svariati tipi di lettori. Nella nostra libreria non si trovano quindi solo classici e bestseller internazionali, ma anche una selezione di saggistica, libri gialli, romanzi storici, narrativa straniera tradotta, manuali per la vita pratica e romanzi d’amore.
Non ci rivolgiamo solo a chi vuole leggere i “grandi” della letteratura universale in lingua originale, ma anche ai lettori, italiani o stranieri, a cui piace un determinato tipo di libri e che, per scelta o necessità, preferiscono leggerli in una lingua diversa dall’italiano.
Il blog di Margherita
6/03/2012
Come al solito ho lasciato accumulare molti libri prima di aggiornare questo blog… Per prima cosa parlerò dei libri che ho letto in inglese.
Ho finito da pochissimo "History of a Pleasure Seeker" dello scrittore anglo-sudafricano Richard Mason. Si ambienta ad Amsterdam durante la Belle Epoque ed è la storia di un giovane che tenta la scalata sociale cominciando come precettore del figlio problematico di una ricca famiglia. Il protagonista userà ogni tipo di charme per andare avanti nella sua ricerca. La lettura è stata piacevolissima, l'autore scrive meravigliosamente bene, non risulta mai pesante ma tocca tanti argomenti interessanti e non "leggeri" come i rapporti servo / padrone, la mobilità sociale, l'ereditarietà dei disturbi psicologi. Lo consiglio vivamente.
Un altro bel libro è stato "Tigerlily's Orchids", un noir di Ruth Rendell ambientato al giorno d'oggi nella periferia di Londra. Attraverso tanti personaggi, tutti residenti nello stesso condominio, l'autrice fa un ritratto della società inglese contemporanea. E' un libro che offre tanti spunti di riflessione… io lo consiglio vivamente, però faccio presente che l'abbiamo letto con il gruppo di lettura e a molti non è piaciuto. Diciamo che è da leggere se vi interessa la realtà così com'è, senza abbellimenti e o eroismi.
Poi con il gruppo di lettura abbiamo letto anche "A Noble Killing" di Barbara Nadel, un giallo ambientato a Istanbul. Anche questo era un bel ritratto della Istanbul di oggi con tutte le sue contraddizioni: da una parte la popolazione locale, di tradizione laica, dall'altra gli immigrati dell'Anatolia orientale che portano in città le loro tradizioni, come per esempio il delitto d'onore. A differenza del libro che ho citato prima, questo era ricco di azione, e anche la trama gialla era ottima. Mi è piaciuto tantissimo, è il classico libro giallo che ti fa conoscere come si vive in un luogo diverso.
Presa dall'entusiasmo ho letto anche "Death by Design" un libro precedente della stessa autrice e con lo stesso investigatore, Cetin Ikmen. Questo però era meno bello perché si ambientava a Londra (l'ispettore era in missione speciale), parlava poco della società turca e inoltre era meno investigativo.
Un altro giallo bello ambientato in una terra lontana è "Murder in the Ashram" di Kathleen McCaul. E' l'avventura di una giovane giornalista freelance inglese che indaga, a Nuova Delhi, sulla morte del suo coinquilino. Le indagini la porteranno a investigare nel mondo degli ashram e della spiritualità. Beh, non sarà alta letteratura, comunque a me è piaciuto, era scorrevole e mi ha ben preparata al viaggio in India che ho fatto poco dopo.
E, sempre rimanendo sull'argomento India, ho intrapreso la lettura del celebre romanzo "A Suitable Boy" di Vikram Seth. Si ambienta subito dopo la Partizione (quando l'India e il Pakistan si sono separati) e racconta la storia di quattro famiglie indiane. La trama principale è la storia di una ragazza hindu che si è innamorata di un musulmano, ma le rispettive famiglie si oppongono assolutamente al matrimonio. Poi ci sono tantissime altre trame e sottotrame, che riguardano vari aspetti della società indiana. E' un'opera monumentale - 1500 pagine - e ne ho letto circa metà. Il suo pregio maggiore è che ti catapulta completamente in un'atmosfera e che ti permette di identificarti facilmente nei personaggi. Lo consiglio a tutti quelli che si interessano all'India o che amano l'India. Certo, un'opera di revisione e di editing prima della pubblicazione avrebbe probabilmente giovato al risultato finale. Anche se è molto bello, non sono riuscita a leggere le 1500 pagine tutte di fila (senza interrompermi e passare ad un altro libro, intendo). Ma mi è bastato così, intendo dire che, a differenza della maggior parte dei libri, questo può avere un suo senso compiuto anche se ne leggi la metà o anche un quarto.
E sempre per parlare di libri di autori indiani che non ho terminato, c'è anche "Last Man in Tower" di Aravind Adiga. Aspettavo trepidante l'uscita della novità dell'autore di "The White Tiger", libro che mi aveva davvero fatto appassionare. Last Man in Tower parla di speculazione edilizia a Mumbai, e di come gli abitanti di un condominio di classe media non riescono a resistere all'offerta monetaria di un immobiliarista senza scrupoli che vuole acquistare il loro terreno per costruire delle case di lusso. Solo un condomino, un insegnante in pensione, vedovo, misurato, frugale, incline all'autoabnegazione (mi sto facendo l'idea che questo sia un tipo di eroe indiano) si oppone al progetto dell'immobiliarista. A questo libro secondo me manca la verve, la violenza politica di "The White Tiger". L'autore si è dilungato molto sulle descrizioni, ora, questo andava bene in una raccolta di racconti come "Between the Assassinations", dove c'era meno rischio di calo di attenzione perché esaurita una situazione si passava ad un'altra. Invece in un romanzo è molto più difficile mantenere la tensione del racconto facendo delle descrizioni così minuziose.
Mi è piaciuto molto "The Help" di Kathryn Stockett. Si ambienta nello stato del Mississippi all'inizio degli anni '60 e racconta la vita delle domestiche di colore e delle loro padrone. Ci sono tanti elementi che lo rendono un tipico romanzo di successo: un aspetto di avventura (una signorina bianca cerca di scrivere un libro che raccolga le testimonianze delle domestiche, e ovviamente il tutto deve essere fatto di nascosto da tutta la città), nuovi intrighi che si aprono in ogni capitolo con ogni tanto uno che se ne chiude (per mantenere viva la curiosità), una critica di un'ingiustizia patente. A me di questo libro è piaciuta soprattutto la precisissima e pungente descrizione delle signorine di buona famiglia bianca, cresciute in una mentalità schiavista, e del loro piccolissimo mondo. Quindi consiglio vivamente il libro. L'abbiamo letto con il gruppo di lettura ed è piaciuto praticamente a tutti. Come però qualcuno (Maristella, per chi la conosce) ha fatto notare, molte sono però le mosse dell'autrice per captare la benevolenza del lettore appellandosi ai buoni sentimenti. Io personalmente non me ne sono nemmeno accorta, l'aspetto dei buoni sentimenti non è arrivato a disturbarmi, però questo può essere un segno dell'abilità dell'autrice nell'andare a toccare ogni tipo di lettore con elementi diversi del romanzo. E comunque in generale diffido dei libri che piacciono a tutti, e ad ognuno per ragioni diverse. E' come se l'autore non volesse esprimere un'idea o una serie di idee, ma volesse captare ogni singolo tipo di lettore servendogli ciò che si aspetta. Quindi io mi appassiono con le relazioni servo / padrone e la descrizione delle signorine di buona famiglia, un'altra invece con il senso di sorellanza interrazziale o con il plauso al duro lavoro manuale, un'altra ancora con l'idea che se si persevera si vincerà… insomma non mi sento in grado di dire con certezza che questo sia o non sia il caso di The Help, dico solo che diffido profondamente di questo tipo di libri (così come dei libri di cui si dice "è bello perché ognuno può dare un'interpretazione diversa"… ma allora cosa ci piace, il libro o la nostra personale interpretazione? Non è forse un atto di narcisismo?), e che forse Kathryn Stockett con The Help è riuscita a fregarmi.
Un libro del gruppo di lettura che non mi è piaciuto è stato "Never Let Me Go" di Kazuo Ishiguro. Proprio il classico libro da cui ti aspetti una trama piena di sorprese e in cui invece non succede niente. Come però mi ha fatto notare Tina del gruppo di lettura, è un libro sulle piccole emozioni che ciascuno prova di fronte agli accadimenti della vita. Cioè è un libro che ha un suo senso. Quindi se vi piace il genere, leggetelo.
Non tanto avvincente è stato anche "In a Strange Room" dell'autore sudafricano Damon Galgut. Anche questo del gruppo di lettura. C'è uno che viaggia e non riesce mai a fermarsi… boh non mi ricordo più tanto bene.
Un altro libro del gruppo di lettura di cui non mi ricordo assolutamente niente - anche perché l'ho mollato dopo non molto- è "Not Untrue and Not Unkind" di Ed O'Loughlin. Parla dei reporter di guerra in Africa. Questo non è piaciuto praticamente a nessuno.
Con "Sunset Park" di Paul Auster invece posso dire che credo definitivamente di aver chiuso con Paul Auster. Anche questo cominciava in modo avvincente, per poi sfociare in una noia superficiale e un po' inutile. Almeno secondo me.
Mi è piaciuto tantissimo il saggio "Living Dolls" di Natasha Walters, sui recenti cambiamenti della società inglese in materia di parità dei sessi e immagine della donna. E' impressionante, e fa vedere che molti fenomeni che si attribuiscono all'Italia sono in realtà internazionali.
Ho anche letto da poco "I've got your number" , la novità di Sophie Kinsella. E' vero, l'autrice si ripete un po' tra un romanzo e l'altro. Ma non importa, fa sempre ridere tantissimo!
Passiamo ai libri in spagnolo: mi è piaciuto molto El sari rojo del giornalista spagnolo Javier Moro. Basato sul personaggio di Sonia Gandhi (la nuora italiana di Indira Gandhi), racconta la storia dell'India degli ultimi 40 anni. Passa facilmente dal piano della vita privata dei personaggi a quello delle decisioni politiche. Oltre ad essere avvincente come un romanzo, aiuta un po' a comprendere le sfaccettature e il delicato equilibrio della più grande democrazia del mondo.
Un altro ottimo libro è stato "Historia del triste", romanzo dello storico argentino Horacio Vázquez-Rial. E' la storia di un ragazzino di periferia che diventa sicario di stato nell'Argentina della seconda metà del novecento. L'ho apprezzato molto per il linguaggio, che riflette il pensiero del protagonista, e per come fa vedere a che punto può arrivare la violenza.
Un buon poliziesco è "El alquimista impaciente" dello scrittore spagnolo Lorenzo Silva, di cui avevo già letto altri libri della serie con gli investigatori Bevilacqua e Chamorro della Guardia Civil. La storia era ottima e forniva un bel ritratto della Spagna contemporanea.
Altri gialli che ho letto sono "La muerte viene de lejos" di José María Guelbenzu, "Muertos de papel" di Alicia Giménez-Bartlett e "Muerte entre poetas" di Angela Vallvey.
Il primo si ambienta nella Santander di oggi e l'investigatrice è una donna giudice. Nella trama ricorda un po' alcuni libri di Agatha Christie. Mi è piaciuto molto soprattutto perché è evidente l'autore è uno che sa scrivere molto bene.
Il secondo invece mi è piaciuto molto meno. Si ambienta nel mondo delle riviste scandalistiche, le premesse perché fosse bello c'erano tutte, ma dopo le prime 50 pagine ha subito mostrato la corda. Quando voleva far ridere non mi faceva ridere, i personaggi mi sembravano inconsistenti, la trama gialla era tirata un po' per le lunghe e in generale non sfoggiava un grande linguaggio o una particolare capacità narrativa. L'ho terminato solo per due ragioni: perché ero in vacanza ammalata e con i libri contati, e perché tante persone che conosco amano questa autrice e me la raccomandano sempre caldamente. Complessivamente non era pessimo, ma mi aspettavo un po' di più dato il grande successo dell'autrice.
Il terzo è un giallo ambientato nel mondo letterario, era scritto bene e piacevole da leggere ma non aveva la profondità e la complessità dell'ultimo libro di Angela Vallvey, "El hombre del corazón negro", che mi era piaciuto davvero tanto.
Un altro libro piacevole da leggere ma che forse secondo me non è il migliore dell'autrice è la novità di Lucía Etxebarria, "El contenido del silencio". Ha vari aspetti positivi: esamina il mondo delle sette e descrive le tecniche di pressione psicologica da esse usate. Poi è ambientato alle Canarie e la descrizione dei paesaggi e della società delle isole è davvero riuscita e ben documentata. Ho però la sensazione che questa volta l'autrice abbia voluto conquistare il pubblico più vasto e si sia quindi posta troppe limitazioni: il libro è scritto in modo semplice, ma forse troppo semplice; ha cercato di introdurre elementi di ogni genere di romanzo (giallo, romantico, di formazione); ha censurato il suo linguaggio abituale in maniera esagerata. Temo che questa volta, nel tentativo di conquistare il grande pubblico, l'autrice abbia dato un freno alla sua straordinaria capacità narrativa. "El contenido del silencio" è comunque una lettura piacevole, interessante e mai noiosa, quindi lo consiglio.
Un romanzo storico che consiglio a tutti è "La sangre de los inocentes" di Julia Navarro. Attraverso decine di personaggi in tante epoche storiche e con una trama sempre avvincente, tratta l'argomento del fanatismo religioso. E' il classico libro che, una volta cominciato, devi assolutamente finire. L'autrice ha una grande immaginazione; per sua stessa dichiarazione il suo obiettivo è intrattenere il lettore e devo dire che ci riesce perfettamente. Al tempo stesso stimola l'interesse per gli eventi storici, quindi è una lettura assolutamente consigliabile.
Un altro bel libro che tratta di storia, ma che è parecchio più difficile da leggere e da seguire è il romanzo "Niños Feroces" di Lorenzo Silva -lo stesso del giallo di cui ho parlato sopra. E' la storia di come un ragazzo dei giorni nostri raccoglie informazioni attraverso interviste e incontri con reduci di guerra - della seconda guerra mondiale, ma anche della recente guerra in Iraq - per poter scrivere un romanzo. Ne esce un'ottima riflessione sulle gerarchie, sulle istituzioni e sul coraggio. Come dicevo è un po' ostico da leggere perché sono continue le citazioni di eventi, personaggi, battaglie, armamenti, etc. Probabilmente risulta molto più facile a chi conosce bene la storia del 900.
Poi ho letto un libro non nuovissimo, "La cena secreta" di Javier Sierra. E' un thriller ambientato a Milano nel '400, mentre Leonardo da Vinci dipingeva l'Ultima Cena. Leonardo da Vinci è uno dei personaggi, poi ci sono Ludovico il Moro, Marco d'Oggiono ed altri personaggi realmente esistiti. Molti enigmi in stile codice da Vinci… mi sono divertita a leggerlo, soprattutto perché era ambientato a Milano.
Con il gruppo di lettura abbiamo letto un piacevole libro molto breve, "Las batallas en el desierto" del messicano José Emilio Pacheco. Racconta la vita di un ragazzino di classe media nella Città del Messico degli anni '40. E' un piccolo romanzo molto delicato, che raccomando volentieri.
Poi abbiamo letto "¿Quién mató a Palomino Molero?" di Mario Vargas Llosa. Ovviamente era scritto molto bene, con la scusa di un giallo l'autore fa un bel ritratto di una cittadina peruviana verso la metà del '900. Sono contenta che il premio Nobel abbia restituito il meritato successo a questo scrittore, che molti avevano improvvisamente cominciato a disprezzare dopo il suo cambiamento di posizione politica.
"Citas en Manhattan" di Emma Reverter invece è un libro leggerissimo e molto gradevole, adatto per fare quattro risate oppure per leggere qualcosa di semplice se non si domina bene lo spagnolo. E' la storia di una giornalista spagnola che fa una ricerca sul mondo degli appuntamenti al buio a New York. C'è molto senso dell'umorismo e fortunatamente non ci sono i risvolti romantici e zuccherosi che, per il mio gusto personale, spesso rovinano i romanzi del genere chick-lit.
Come al solito nelle altre lingue ho letto meno… In portoghese ho letto dei romanzi gialli ambientati nel '900. Uno è "Mataram o Sidónio!" di Francisco Moita Flores, in cui l'investigatore è un medico legale (siamo agli albori della medicina forense) che indaga sull'omicidio del presidente della Repubblica nella Lisbona del 1918. E' stata una lettura abbastanza amena e piacevole.
Più bello e appassionante "Foi assim que aconteceu" della scrittrice portoghese Teresa Font. Si ambienta intorno al 2000 ma è un'indagine sulla morte di una ragazza di buona famiglia di Lisbona avvenuta nel 75, alla fine della dittatura di Salazar. Un giallo classico e ben scritto, che raccomando anche a chi studia la lingua portoghese in quanto corto e relativamente facile da leggere.
E in questo momento sto leggendo "Se eu fechar os olhos agora" del brasiliano Edney Silvestre. Si ambienta nell'interno dello stato di São Paulo (o forse di Rio, non è molto chiaro, comunque da quelle parti) nel 1961, in pieno boom economico, prima che arrivasse la dittatura militare. I protagonisti sono due ragazzini di 12 anni che indagano, aiutati da un vecchio di un ospizio, sulla morte di una signora, la moglie del dentista. Oddio, detto così sembra un romanzo per ragazzi in stile "Nancy Drew"… No! Innanzitutto i dialoghi sono il pezzo forte di questo libro. Sono perfetti. Poi c'è tutta la ricreazione di un'epoca. E poi i due ragazzini sono dei personaggi bellissimi e estremamente realistici. Insomma finora è molto appassionante.
In francese ho letto ancora meno, "La porte des enfers" di Laurent Gaudé, un romanzo con elementi fantastici ambientato a Napoli che mi è stato consigliato, e "La trace du serpent", libro ormai fuori catalogo, che è la biografia di Charles Sobhraj, serial killer e truffatore internazionale.
Ah, poi ho letto recentemente parti del libro "Alle Sieben Wellen" di Daniel Glattauer in lingua tedesca. Qui la mia opinione è assolutamente inaffidabile dato che spesso mi perdevo (sono ancora molto indietro con la conoscenza del tedesco). Comunque bene o male riuscivo a seguire… è il secondo volume che racconta una storia d'amore tra una donna sposata e un tizio, la cosa interessante è che tutto si svolge via email e che anche se in questo secondo volume i protagonisti si incontrano fisicamente, il lettore (cioè noi) è a conoscenza di quello che succede solo attraverso le mail che i due si scambiano. L'idea è carina, divertente, poi diventa un po' noioso… anche perché immagino che molto si basi sui giochi di parole e le battute di spirito, apprezzabili solo da chi conosce bene il tedesco (quindi non da me…). Beh, però nel complesso era accessibile, cioè non è uno di quei libri che apri e non si capisce nulla, quindi chi come me è ancora indietro col tedesco lo può prendere in considerazione.
Infine l'unica cosa che ho letto in italiano: il volume "Thailandesi e Thailandia", una guida all'attualità e agli usi e costumi della Thailandia. Lo cito qui perché è stato abbastanza illuminante, e mi ha chiarito in chiave positiva alcuni aspetti della cultura thailandese che inizialmente avevo rigettato. Per esempio il fatto che sorridano in continuazione qualunque cosa tu dica o faccia: io l'ho presa come una mancanza di considerazione nei confronti dell'altro - non me ne frega niente di te, qualunque cosa tu dica o faccia io rimango impassibile e sorrido - invece se si vede dal loro punto di vista può essere una strategia di auto preservazione. E poi tante altre cose, insomma un libretto corto ma davvero interessante.
28/04/2011
Dall’ultima volta che ho aggiornato il blog ho accumulato diciotto libri. Data la quantità mostruosa di
libri che ho da commentare questa volta, li dividerò per lingua.
Cominciamo con gli spagnoli, che sono i più numerosi. Una scoperta straordinaria è stato Álvaro Mutis e
il suo “Ilona llega con la lluvia”,
che abbiamo letto con il nostro gruppo di lettura in spagnolo. Credo di non aver mai letto niente in
lingua spagnola che fosse scritto così bene: è una prosa che spesso sembra poesia. E’ una storia di
avventurieri, persone con un senso etico assolutamente personale e non imposto dall’esterno, con un unico
valore, quello dell’amicizia. E’ un libro straordinariamente privo di falsi moralismi, un inno alla
libertà. Lo consiglio a chi sogna di vivere al di là degli standard morali vigenti, e, come me, realizza
questo sogno solo attraverso la lettura.
Un bellissimo libro è la novità della scrittrice spagnola Ángela Vallvey, “El hombre del corazón negro”. E’ un romanzo molto ben
documentato che parla delle mafie dell’est europeo e delle loro operazioni in Spagna attraverso le
storie, interconnesse fra loro, di vari personaggi: la ragazza moldava sequestrata e fatta prostituire in
mezza Europa, l’immigrata ucraina terrorizzata dai ricordi di Chernobil, il potente mafioso russo che
dopo la caduta del comunismo è diventato un grande imprenditore internazionale, alcuni picciotti di vari
paesi dell’est europeo, oltre ad altri personaggi forse minori ma non meno interessanti. Indagano una
poliziotta trentacinquenne esperta in arti marziali e un giudice di origine polacca specializzato in
mafie dell’est. A guardare la copertina del libro e la descrizione sembrerebbe un po’ un thriller
d’azione, in realtà non è niente di tutto ciò, è un romanzo corale in stile russo che finisce per essere
il ritratto di un’epoca. Per un lettore italiano è interessante non solo per conoscere l’est europeo e le
loro peculiari dinamiche mafiose (non gerarchizzate come quelle italiane) o in generale per conoscere la
vita e l’immaginario degli immigrati dell’est, è interessante anche perché fa riflettere sulle differenze
tra l’Italia e la Spagna: lì la criminalità organizzata è una cosa degli ultimi anni, arrivata da fuori,
e quindi è un terreno di conquista perfetto per delinquenti che, come volpi in un pollaio, non trovano né
leggi fatte apposta contro di loro né una criminalità locale abbastanza organizzata per contrastarli.
Insomma, è un libro che consiglio caldamente a tutti anche perché prende tantissimo, una volta iniziato
si fa fatica a separarsene.
Mi è piaciuto anche “El tiempo entre
costuras” dell’autrice spagnola María Dueñas. In Spagna questo libro ha avuto un grande successo di
vendite: è ambientato a Tetuán quando il Marocco settentrionale era un protettorato spagnolo, subito
prima e durante la guerra civile, e poi a Madrid e a Lisbona dopo l’inizio del regime di Franco. La
protagonista si ritrova a Tetuán quasi per caso e, per risolvere i suoi problemi, mette su un atelier di
moda. Farà amicizia con alcuni notabili del luogo e, in seguito, diventerà una spia. Ho trovato
interessante in questo libro soprattutto la ricostruzione storica; l’approfondimento psicologico dei
personaggi non è straordinario ma in compenso c’è una bella dose di avventura. Dovrebbe piacere a chi ha
apprezzato “La sombra del viento” di
Carlos Ruiz Zafón oppure “Dime quién soy” di
Julia Navarro.
Un altro bestseller di argomento storico che ho letto in questo periodo e che mi è piaciuto è “La isla bajo el mar” di Isabel Allende. E’ la
storia di una donna nata schiava nella Saint Domingue (attuale Haiti) del diciottesimo secolo. La prima
parte del romanzo si ambienta sull’isola, e viene descritta la vita degli schiavi domestici e di quelli
delle piantagioni, il rapporto con il padrone; il mondo urbano dei coloni francesi e dei mulatti liberti.
Nella seconda parte, dopo la guerra per l’indipendenza, i protagonisti della storia si spostano a New
Orleans in Louisiana, come fecero moltissimi creoli della vecchia Saint Domingue che non potevano
rimanere. La cosa più interessante di questo romanzo, secondo me, è che fa capire le origini della
cultura della città di New Orleans, così particolare e diversa dal resto degli Stati Uniti e invece così
vicina alle culture delle isole dei Caraibi, terre in cui le piantagioni erano più piccole, era maggiore
la vicinanza tra schiavi e padrone bianco, erano meno le donne provenienti dall’Europa e c’erano molti
più mulatti liberti (spesso figli bastardi). Mi ero già interessata alla storia dei Caraibi e di New
Orleans; questo romanzo ha dato vita a tante situazioni che avevo solo immaginato leggendo testi non
narrativi.
Molto divertente il noir “Tuya”, della scrittrice
argentina Claudia Piñeiro. La protagonista è una “casalinga disperata” di un quartiere di Buenos Aires
che scopre di essere stata tradita dal marito… da lì comincia una storia un po’ folle in cui lei fa di
tutto per negare l’effettiva infedeltà del marito e salvare la sua condizione di “felice donna sposata”.
Mi è piaciuto il ritratto di questa pazza che assomiglia un po’ ad alcune persone che conosco… è un libro
piacevole che si legge molto velocemente, spesso fa ridere e c’è anche un po’ di critica sociale.
Piacevoli anche i racconti del catalano Sergi Pàmies in “Si te comes un limón sin hacer muecas”. Sono
racconti brevissimi, con protagonisti maschili, sui piccoli eventi di vita quotidiana che però nascondono
grandi tragedie private. L’abbiamo letto con il gruppo di lettura e abbiamo fatto una bella discussione.
Un altro libro divertente, anche se a volte un po’ monocorde, anche questo letto per il gruppo di
lettura, è stato “Los novios búlgaros”
dello scrittore spagnolo Eduardo Mendicutti. E’ un libro scritto circa vent’anni fa e narra l’amore
peculiare tra Daniel, che si autodefinisce un vero “caballero”, frequentatore abituale degli ambienti gay
della Puerta del Sol a Madrid, dove si prostituivano ragazzi di ogni provenienza, e Kyril, giovanotto
bulgaro scappato dal suo paese dopo il crollo del comunismo e in cerca di facili guadagni proprio alla
Puerta del Sol. Divertenti le descrizioni degli ambienti gay della Madrid degli anni ’90 e della rapacità
del giovanotto bulgaro e della sua fidanzata, anche se come dicevo prima a volte è risultato un po’
ripetitivo perché l’unico personaggio sviluppato per bene è il protagonista Daniel.
Con il gruppo di lettura abbiamo letto anche “Luna
Caliente” dell’argentino Mempo Giardinelli. E’ un thriller ambientato negli anni bui della dittatura,
molto cinematografico, rapidissimo da leggere. A quasi tutti gli altri membri del gruppo è piaciuto molto
quindi non mi sento di sconsigliarlo, a me è sembrato scritto male, e poi il personaggio che viene
approfondito è solo uno: già è una cosa che amo sempre meno nei libri (preferisco quando ci sono tanti
personaggi), poi se il singolo personaggio non sta tanto in piedi… beh. Però ripeto, a quasi tutti gli
altri è piaciuto davvero tanto e si legge molto facilmente, quindi non mi sento di sconsigliarlo.
Di “Amuleto” di Roberto Bolaño (altro libro del gruppo
di lettura) mi è piaciuto più che altro un certo ritratto della Città del Messico degli anni ’60, anche
se non è la ragione principale per cui si legge questo libro, scritto sicuramente molto bene ma
probabilmente un po’ troppo raffinato per i miei volgari gusti.
Passiamo adesso ai libri in inglese. Sto leggendo in questo momento il romanzo “The Believers” della scrittrice inglese Zoe Heller. E’ la storia di
una famiglia benestante, ebrea e di estrema sinistra della New York del 2002; è un bel libro perché
prende in giro ogni tipo di fanatismo, politico oppure religioso . I ritratti psicologici dei personaggi
sono molto riusciti e il libro è scritto molto bene, insomma non l’ho ancora finito ma già mi sento di
consigliarlo.
“Summertime” di J.M. Coetzee, letto con il gruppo di
lettura inglese, mi è molto piaciuto. E’ già il terzo libro di questo autore che leggiamo… lo consiglio
solo agli amanti della letteratura in sé e per sé perché gioca molto con il lettore, ma lo fa secondo me
in modo intelligente e non gratuito. Da leggere se amate i romanzi con narratori inaffidabili.
Un altro libro che mi è piaciuto è stato il giallo “This Body of Death” di Elizabeth George. Da molto tempo volevo provare a leggere questa autrice,
che scrive polizieschi abbastanza classici ma ambientati nell’Inghilterra di oggi. Un bell’affresco di
personaggi ben delineati e un ritratto dell’Inghilterra sia urbana, che rurale, che suburbana. Lo
consiglio a qualsiasi amante dei gialli non d’azione.
Con il gruppo di lettura ho letto un po’ di “Lost
World” di Patrícia Melo, autrice brasiliana, tradotto dal portoghese. L’ho letto un po’ perché era
una rilettura, potete vedere i miei commenti sulla versione originale nella sezione di questo blog di
settembre 2009. Comunque la traduzione in inglese è ottima.
Sempre con il gruppo di lettura abbiamo letto
“Unaccustomed Earth” della scrittrice nordamericana di origine indiana Jhumpa Lahiri. E’ una raccolta
di racconti che parlano di indiani di seconda generazione negli Stati Uniti, il rapporto con la famiglia,
la difficoltà di conciliare la cultura dei genitori con quella acquisita in America. L’autrice scrive
molto bene però si concentra esclusivamente sulla vita privata e familiare, che è una cosa che
tendenzialmente a me non piace nei libri, ma è un gusto mio personale e quindi mi sento di consigliarlo
assolutamente alle persone che amano i libri sull’argomento famiglia.
Un libro che invece non mi è piaciuto e di cui ho interrotto la lettura dopo un centinaio di pagine è
stato “The Road Home” dell’autrice inglese Rose
Tremain. Sembrava interessante, la storia di un immigrato di un paese dell’est europeo che arriva in
Inghilterra. Poteva essere interessante. Purtroppo l’autrice non ha particolarmente umanizzato il suo
personaggio, che si riduce a un mezzo per criticare gli aspetti della civiltà inglese e in generale
occidentale che evidentemente le danno fastidio. A differenza del libro “El hombre del corazón negro” di
Ángela Vallvey, di cui ho parlato sopra, in cui è chiaro che l’autrice ha fatto approfondite ricerche sul
mondo dell’est europeo e ha letto svariati libri di autori russi che l’hanno aiutata a plasmare i suoi
personaggi, Rose Tremain no, è come se avesse scelto un ipotetico “immigrato modello”, senza nessun
background culturale (è polacco? è bulgaro? Boh! Non ha nemmeno deciso di che paese fosse, in modo da non
fare nessun tipo di ricerca) a cui mette in bocca cose che solo una signora inglese forse non molto
aperta al resto del mondo potrebbe pensare. Questo libro mi ha profondamente irritata. Però alcuni membri
del gruppo di lettura mi hanno aiutata molto ad interpretarlo in un’altra maniera: come una favola, in
fondo buonista, che farebbe guardare con maggiore simpatia gli immigrati a un determinato pubblico di
lettori che normalmente di simpatia per gli immigrati ne avrebbe ben poca.
Un altro libro di cui ho interrotto presto la lettura è
“Solar” di Ian McEwan. Non ho mai avuto una grande simpatia per questo autore, però ho sempre
riconosciuto che scrivesse bene. Questo libro non sembra nemmeno scritto da lui. Lo trovo noiosissimo.
Però dovrebbe piacere a chi ama – e comprende – l’umorismo britannico (non è il mio caso! Credo che non
lo capirò mai!). Vedremo settimana prossima all’incontro del gruppo di lettura cosa diranno gli altri.
In questo periodo ho letto solo due libri in francese. Il primo è stato “Maigret et les témoins récalcitrants” di
Simenon. Bellissimo come tutti i Maigret. Non mi faccio mancare un Maigret all’anno!
L’altro è un saggio, “Le conflit:
la femme et la mère” della filosofa francese Elisabeth Badinter. E’ una lucida analisi del
conflitto che molte donne sentono tra l’essere donna, cioè una persona realizzata nei campi che
preferisce, e l’essere madre, attività che la società impone sempre più come esclusiva. Delle ragioni
culturali che spingono molte donne a scegliere di non essere madri, dato che la società propone sempre
modelli di “madre perfetta” che molte, giustamente, rifiutano. E dell’eccezione francese: la Francia è il
paese europeo dove oggi si fanno più figli, proprio perché per ragioni storiche questo modello di madre
perfetta ed esclusiva è meno forte. Ma pare che la mentalità imperante nel resto d’Europa (e, dico io,
soprattutto in Italia) stia arrivando anche in Francia, soprattutto attraverso modelli di “avvicinamento
alla natura” che non fanno altro che veicolare un aumento della discriminazione sessista. Lo consiglio a
tutte le donne.
16/11/2010
Anche questa volta ho accumulato tantissimi libri prima di aggiornare il blog.
Il primo libro di cui parlerò è quello che sto leggendo in questo momento: “Fall of Giants” di Ken Follett. So che molti di voi si aspettano dai noi librai dei consigli originali, lontani dalle campagne pubblicitarie delle grandi case editrici, ma è un libro che mi sta prendendo talmente tanto che lo devo assolutamente raccomandare. Mi ha subito attratta quando ho saputo che sarebbe uscito, un po’ di mesi fa. E’ la storia di cinque famiglie di paesi diversi (Inghilterra, Galles, Germania, Russia, Stati Uniti) nel periodo che va da qualche mese prima dello scoppio della prima guerra mondiale (1914) al 1920. C’è tutto: il nobile inglese tutto d’un pezzo, sua sorella suffragetta e quasi zitella, minatori gallesi che organizzano scioperi, la giovane domestica un filino arrivista, nobili della Russia zarista che trattano i loro servi come nel medioevo, l’americano giovane e un po’ ingenuo pieno di speranze (anche se non avendo ancora finito non so bene dove va a parare questo americano), i russi emigrati in America e arricchitisi in modo molto, troppo rapido… Poi c’è la vita nel palazzo del nobile inglese, la vita della miniera, quella di trincea, i salotti londinesi dove opera la diplomazia internazionale… il tutto con tanta avventura, amori proibiti, insomma ogni aspetto possibile che possa interessare il lettore. Come dicevo, c’è tutto. Faccio molta fatica a staccarmene, è un libro che genera dipendenza. Sicuramente non ci sono particolari innovazioni letterarie, ma io mi sto divertendo tantissimo e lo consiglio a chiunque voglia divertirsi. La mole è consistente ma l’inglese non presenta particolari difficoltà, le frasi sono brevi, il lessico è standard, quindi può andar bene anche ai lettori non espertissimi di inglese.
Altri libri in inglese belli che ho letto in questo periodo sono “Moth Smoke” di Mohsin Hamid, “Invisible” di Paul Auster e “Vietnam: Rising Dragon” di Bill Hayton.
“Moth Smoke” è il primo libro dell’autore pakistano Hamid, è la storia della discesa nel crimine di un giovane di classe media che si ribella al futuro prefissato per lui, e del suo rapporto con l’amico di infanzia molto più ricco di lui recentemente tornato dall’America insieme all’affascinante moglie. E’ un libro scritto benissimo e prende molto come trama, poi è uno spaccato della società dei ricchi del Pakistan, con la loro ipocrisia e corruzione. E poi è un esempio di libro in cui fino in fondo non si sa se il protagonista è un eroe o un antieroe, chi sono i buoni e chi sono i cattivi… Lo consiglio a chi ama i libri in cui non si sa bene dove sia la rettitudine morale, insomma i libri non didascalici.
Un libro che invece cerca secondo me di sembrare amorale e di fare scandalo ma non ci riesce è “Invisible” di Paul Auster. E’ il primo suo libro che riesco a terminare – ad essere onesta avevo provato a leggere questo autore solo una volta, rinunciando per noia dopo una trentina di pagine, non mi ricordo che libro fosse. Non solo l’ho terminato, l’ho divorato! E’ scritto con grande abilità, vengono usati svariati espedienti letterari per movimentare la trama, c’è anche qualche citazione colta che per molti non guasta, allo stesso tempo si legge velocemente per sapere come va a finire, come dicevo ci sono un po’ di cose che possono sembrare scandalose e quindi tengono desta l’attenzione… insomma è un libro che ha tutti i requisiti per avere un grande successo. Mi è piaciuto molto, ma non mi sono emozionata a leggerlo. Forse qualcun altro sì… boh vedremo stasera quando lo discuteremo al gruppo di lettura inglese.
“Vietnam: Rising Dragon” è un saggio sull’evoluzione recente della società, della politica e dell’economia vietnamita. Mi ha dato un’ottima chiave di lettura per il viaggio in Vietnam che ho fatto quest’estate, sfatando tanti miti ancora presenti su alcune guide turistiche. Lo consiglio vivamente a chi fosse interessato al Vietnam oppure, più in generale, ai paesi con un partito unico.
Gli altri libri in inglese che ho letto in questo periodo sono “Intimacy” di Hanif Kureishi, “Six Suspects” di Vikas Swarup e “Beautiful Malice” di Rebecca James.
“Intimacy” mi ha un po’ deluso in quanto dello stesso autore mi erano piaciuti tantissimo i romanzi “Something To Tell You” e “The Buddha of Suburbia” (vedi sotto i miei commenti di novembre 2009). E’ la storia di uno che molla la moglie, e racconta tutti i suoi problemi coniugali. Un libro un po’ narcisistico, secondo me un po’ pesante, che però è piaciuto a molti membri del gruppo di lettura, quindi non posso sconsigliarlo completamente. Come si è detto durante la riunione del gruppo, è un libro da consigliare a chi si trova in una situazione analoga a
quella del protagonista, imprigionato in una relazione che non funziona.
“Six Suspects” è dello stesso autore del più famoso “Q & A” noto anche come “Slumdog Millionaire”, su cui è basato un film ambientato a Mumbai che non mi è piaciuto. Si ambienta anche lui in India ed è una specie di libro giallo in cui ci sono una vittima e sei sospetti, che dovrebbero rappresentare i vari strati della società indiana (più un americano caricaturale in viaggio in India). Dovrebbe far ridere, anzi a volte fa ridere, però è difficile far ridere per 600 pagine e dopo un po’ la noia ha la meglio perché l’umorismo è un po’ pesante e ripetitivo. Vorrebbe anche fare un “ritratto di una società”, ma alla fine è un ritratto un po’ caricaturale, senza una vera e propria posizione da parte dell’autore.
“Beautiful Malice” è l’opera prima di un’autrice australiana, la storia dell’amicizia perversa tra due adolescenti… prima di leggerlo pensavo che fosse un thriller psicologico, adesso forse è meglio che non faccia nessun commento… Diciamo che 1) comunque l’ho finito, quindi tanto schifo non mi ha fatto 2) è scritto in modo talmente elementare che può andar bene anche per chi si avvicina per la prima volta a un romanzo in lingua inglese.
Fine dei libri in inglese.
Una vera sorpresa è stato “Apocalypse Bébé” della francese Virginie Despentes, che tra l’altro è stato finalista del premio Goncourt e ha vinto il premio Renaudot. Dico una vera sorpresa perché non so se avete notato che non parlo praticamente mai di libri di autori contemporanei francesi. Eppure è una lingua che mi piace molto: cerco spesso di leggere le novità francesi ma purtroppo quasi sempre mi fermo intorno a pagina 50 perché li trovo sostanzialmente tutti uguali (stessi temi, stesso stile, stesse realtà descritte). Fossero tutti uguali che mi piacciono andrebbe anche bene, ma così… Invece questo “Apocalypse Bébé” mi ha subito conquistata. C’è un aspetto thriller, un’investigatrice privata che deve trovare una ragazzina scomparsa, ma in realtà non si legge - solo - per l’azione, si legge per la precisione e il cinismo con cui prendono vita i personaggi (ognuno narrando in prima persona con relativo cambiamento di stile, riuscitissimo) che vanno poi a comporre un mosaico rappresentativo della società francese – o parigina - di oggi. Poi c’è un forte messaggio femminista, di un femminismo moderno, poco presente – assente? – in Italia, adeguato alla condizione della donna di oggi. Ci sono parecchi punti in comune con la scrittrice spagnola Lucía Etxebarria, che a me piace molto (vedi sotto i miei commenti di luglio 2010).
In spagnolo in questo periodo ho letto poco, solo i libri per il nostro gruppo di lettura: “Pasado perfecto” dell’autore cubano Leonardo Padura Fuentes e “El asombroso viaje de Pomponio Flato” di Eduardo Mendoza.
“Pasado perfecto” è un poliziesco ambientato alla Havana alla fine degli anni 80, c’è un detective scapolo che beve troppo e riflette sul suo passato (topico un po’ trito e ritrito), che deve indagare sulla sparizione di un suo vecchio compagno di scuola, oggi pezzo grosso dell’Azienda Nazionale di Commercio all’Estero (siamo a Cuba). A parte questo personaggio che secondo me è un po’ troppo sfruttato nella letteratura gialla, cioè non risulta in alcun modo originale, ho trovato il romanzo piacevole perché aiuta a comprendere come si viveva a Cuba, la mentalità corrente, le abitudini.
Invece “El asombroso viaje de Pomponio Flato” è una specie di giallo umoristico ambientato all’epoca di Gesù Cristo (Gesù Cristo di 8 anni è un personaggio del libro). Può essere piacevole per chi comprende i riferimenti biblici, io non li capivo quindi non mi è piaciuto. Onestamente più che un romanzo mi è sembrato un po’ giochetto assolutamente freddo, senza respiro, scritto per lettori che soprattutto si divertono a riconoscere le citazioni colte. Io per quanto mi riguarda non sopporto questo modo di scrivere senza emozioni, quindi il libro non mi è piaciuto. Però a tanti altri è piaciuto, quindi vedete voi.
L’unico libro che ho letto in portoghese in questo periodo è stato“Os viúvos” di Mário Prata, altro romanzo giallo umoristico ambientato però al giorno d’oggi a Florianópolis, stato di Santa Catarina (Brasile del sud). Rispetto a Pomponio Flato le citazioni erano un po’ meno colte e faceva ridere parecchio di più. Non lo definirei un capolavoro, inoltre la mentalità parecchio maschilista dell’autore a volte dà fastidio, ma è stata una lettura molto leggera e abbastanza piacevole. Non è nemmeno un libro difficile, ci sono molti dialoghi, quindi mi sento di consigliarlo a chi legge in portoghese da poco tempo.
Questa volta ho letto anche ben quattro libri in italiano.“Il poeta e la principessa: un viaggio in Vietnam” di Carolijn Visser, tradotto dall’olandese, è un bel racconto di un viaggio in Vietnam all’inizio degli anni ’90, quando il paese si era appena aperto al turismo. “Etichette” di Evelyn Waugh è un classico della letteratura di viaggio che, più che le mete, descrive con molta ironia gli inglesi in viaggio all’estero negli anni ’20. “Saluti notturni al passo della Cisa” è l’ultimo romanzo di Piero Chiara, autore del lago Maggiore che mi diverte sempre tantissimo per il suo gusto del pettegolezzo e la grande abilità di scrittura. Infine “Amatissima Poona”, giallo della scrittrice norvegese Karin Fossum, che non mi è piaciuto per niente e che mi ha fatto passare definitivamente la voglia di leggere altri gialli scandinavi.
8/07/2010
Eccomi qui di nuovo. La grande novità di questo aggiornamento è che il nostro sito è completamente rinnovato, speriamo che vi piaccia di più di come era prima.
Passiamo alle mie letture degli ultimi due mesi. In questo periodo sono stata complessivamente fortunata e ho letto vari libri buoni - oddio, ne ho cominciati parecchi che poi si sono rivelati scarsi, ma poi li ho mollati e non ve ne parlerò qui.
Questa volta per il primo posto c'è un ex aequo: "Barroco Tropical" di José Eduardo Agualusa e "Lo verdadero es un momento de lo falso" di Lucía Extebarría.
Cominciamo da "Barroco Tropical" . Tempo fa avevo letto alcuni racconti dello scrittore angolano di origine luso-brasiliana José Eduardo Agualusa, e non mi erano piaciuti. Poi vedo un link a un'intervista all'autore in cui presentava il suo ultimo libro, cioè questo. Comincio a guardare l'intervista prendendo in giro mentalmente l'abito bianco dell'autore e la sua aria ispirata, e invece poi, ascoltando quello che aveva da dire, ho dovuto ricredermi! Mi ha colpito soprattutto la descrizione della religiosità del personaggio del suo romanzo, che non crede in Dio, ma crede nei morti, e si può quindi definire "animista". A sentire l'autore è una condizione molto diffusa nel suo paese, e non stiamo parlando delle popolazioni isolate che vivono nei villaggi , sono oggetto di studi antropologici e credono nel fuoco, la terra, gli elementi, etc., ma della popolazione urbana cresciuta sotto un regime marxista che non dava molto spazio alla religione o alla religiosità. Io che, come il personaggio, non credo in Dio, credo nei morti ma un po' me ne vergogno in quanto posizione del tutto irrazionale, sono stata confortata dal sapere che la mia è una condizione molto comune e che addirittura esiste un termine con cui definirmi! Allora sono subito corsa a leggere il suo libro. Che dire? E' il primo libro che leggo che si possa definire "pan-lusofono": per la prima volta ho sentito quanto del Brasile - mondo a me familiare - arriva dall'Africa e quanto i tre paesi Brasile, Angola e Portogallo hanno ancora in comune. So che le radici africane del Brasile sono strombazzate dappertutto ma riguardano quasi esclusivamente le manifestazioni folcloristiche, in molti casi abbandonate per decenni e recentemente riprese a scopo turistico-promozionale oppure politico. Non riguardano il sentire comune. E soprattutto in Brasile si parla sempre di "radici africane" e mai di Africa! Purtroppo c'è una visione spesso autoreferenziale, non aperta verso gli altri paesi che condividono non solo una lingua ma anche molti aspetti culturali. Ben vengano gli autori come José Eduardo Agualusa che attraverso la loro opera riescono ad avvicinare mondi che hanno tanto in comune ma sono spesso percepiti come molto lontani!
L'altro vincitore di questo gruppo è "Lo verdadero es un momento de lo falso" , l'ultimo romanzo dell'autrice spagnola Lucía Extebarría, che ho divorato in due giorni. Il romanzo è narrato attraverso una decina di personaggi di cui viene raccontata la storia con riferimento a Pumuky, il personaggio principale, che muore - forse suicida - all'inizio del libro. Detto così sembra un libro giallo, ma non lo è assolutamente. Si ritrovano gli elementi tipici dei romanzi della Extebarría: amori, tradimenti, sesso, meschinità, follia nella Madrid di oggi. Lo stile narrativo dell'autrice assomiglia terribilmente a quello di una amica che ti racconta una serie di pettegolezzi bomba (e quello che succede ai personaggi del libro potrebbe in effetti costituire pettegolezzi bomba!) e quindi è impossibile interrompersi nella lettura. Vai avanti perché vuoi sapere. Però allo stesso tempo il romanzo ci regala una serie di fini ritratti psicologici di personaggi del nostro tempo. E attraverso le parole di alcuni personaggi vengono veicolate le teorie sull'iperrealtà di alcuni filosofi francesi (Baudrillard, Debord) che trovo assolutamente condivisibili. Riguardano l'impatto della televisione e degli altri media sulla visione che le persone hanno della realtà e di se stesse. Io non mi sparerei mai la lettura di un filosofo francese contemporaneo perché avrei paura di morire di noia e/o non capire niente - soprattutto la seconda. Quindi ringrazio l'autrice per aver reso queste teorie accessibili a noi lettori di romanzi. E l'esposizione di queste teorie non è assolutamente didascalica oppure in stile opera di divulgazione. E' come se te le raccontasse un amico, tra un pettegolezzo e una parolaccia. Qualche parola sulla campagna di marketing del libro, di cui sono venuta a conoscenza dopo averlo letto: Lucía Extebarría nella sua pagina Facebook presenta il profilo del suo amico Pumuky e del gruppo musicale a cui appartiene. Viene diffuso anche un loro video musicale tamarrissimo di una canzone intitolata "Coge palomitas". Pumuky e il gruppo cominciano a richiamare centinaia di fan e amici. Un giorno viene diffusa la notizia, con tanto di servizio giornalistico in cui si vede l'autrice in lacrime, che Pumuky è morto suicida in un bosco. I fan cominciano a disperarsi, arrivano parole di condoglianze, etc. E a quel punto la Etxebarría dice che tutte le testimonianze su Pumuky sono raccolte nel suo libro in uscita, "Lo verdadero es un momento de lo falso". Dopo un po' si scopre che era tutto falso: Pumuky non esiste, il gruppo musicale nemmeno, non c'è stato nessun suicidio! Era una realtà esistente solo su internet... cosa che poi si riallaccia al contenuto del romanzo. Per concludere, è un libro che consiglio a tutti. Se Pedro Almodóvar è stato il grande interprete della Madrid degli anni ottanta, Lucía Extebarría lo è della Madrid di oggi.
Gli altri tre libri in spagnolo che ho letto in questi due mesi sono stati quelli per le riunioni del nostro gruppo di lettura. "Rabia" dello scrittore argentino Sergio Bizzio è stata un'ottima scoperta. Si ambienta nella Buenos Aires di oggi ed è la storia di un muratore che, sospettato di aver ucciso il capocantiere, si nasconde nella grande casa dove la sua fidanzata lavora come domestica. Mentre è nascosto il protagonista osserva tutto ciò che succede nella casa... E' un libro di facile lettura e mai noioso, quindi lo consiglio. Invece non sono entusiasta di "Bestiario" di Julio Cortázar: brevi racconti scritti magistralmente che però lasciano - a mio parere - troppo spazio a innumerevoli interpretazioni una diversa dall'altra. Alla fine cosa ci piace di questo libro, quello che dice l'autore o quello che gli mettiamo in bocca noi con la nostra interpretazione personale? Non tutti i membri del gruppo di lettura sono stati d'accordo con me, ovviamente. E l'altro che non mi ha convinto completamente è "Soldados de Salamina" dello scrittore e professore universitario Javier Cercas, bestseller spagnolo da un milione di copie uscito poco dopo il duemila. Ha il merito di essere il primo bestseller sulla guerra civile spagnola, argomento di cui si è parlato molto in Spagna negli ultimi dieci anni ma di cui prima del duemila si parlava ben poco. Come diceva una partecipante del gruppo, una cosa era leggerlo appena è uscito e un'altra leggerlo adesso. Sarò sincera: io l'ho trovato noioso come una lettura edificante obbligatoria di quelle che davano a scuola. Anche qui il mio parere non è coinciso con quello della maggior parte dei partecipanti, quindi non posso sconsigliarlo.
Con il gruppo di lettura di inglese invece abbiamo letto due libri che mi sono piaciuti di più. Il primo è un libro di saggistica, "Dead Aid" di Dambisa Moyo. L'autrice fa un'analisi di cinquant'anni di aiuti internazionali all'Africa e spiega come non solo non abbiano migliorato la situazione dei cittadini dei paesi beneficiari, ma anzi abbiano impedito lo sviluppo economico di tutto il continente. L'autrice è molto in gamba e l'argomento è molto interessante, quindi è un libro che consiglio assolutamente. L'altro è "Brooklyn", romanzo dello scrittore irlandese Colm Toibin. E' la storia di Eilis, una ragazza di un piccolo centro irlandese che negli anni '50 emigra a New York dove trova lavoro, si mette a studiare, si fidanza. Poi deve tornare improvvisamente in Irlanda e le si presenta un dilemma... E' un romanzo dal tocco tenue, sottile nella descrizione dei personaggi, a tratti molto comico. Ed è anche scritto in un inglese facile e scorrevole - cosa non così frequente!
Un altro libro piacevole che ho letto in inglese è il romanzo "The Shadow of a Smile" dello scrittore nigeriano Kachi A. Ozumba. Il protagonista è Zuba, un giovane di una città nigeriana di provincia figlio di un "pezzo grosso" proprietario di una scuola privata, che viene coinvolto in una rete di vendette in cui viene usata l'arma più efficiente: la corruzione dei pubblici ufficiali. E così il nostro Zuba viene portato in carcere, in tribunale, etc. e le sue disavventure servono all'autore per raccontare fino a che punto la corruzione è diffusa nel suo paese. Nonostante le premesse è un libro divertente e pieno di ironia.
Poi ho letto per la prima volta un thriller di Michael Connelly. Il romanzo in questione è "Nine Dragons", il suo ultimo giallo con il detective Harry Bosch, ambientato in parte a Los Angeles in parte a Hong Kong, con il protagonista che fa fuori decine di persone per salvare la figlia che è stata rapita dalle triadi. Confesso di aver cominciato a leggerlo perché sulla copertina c'era scritto "100% Connelly - 100% addictive", e io cercavo appunto un libro che generasse dipendenza ma allo stesso tempo poco impegnativo. Bene, l'ho trovato. Ma era una "addiction" un po' strana... per la mia esperienza quando un libro genera dipendenza uno non vuole mai interrompersi perché vuole andare avanti a sapere cosa succede, o perché il libro è semplicemente bellissimo. Il libro della Etxebarría di cui parlo sopra per esempio genera una dipendenza di questo tipo. Invece il libro di Connelly mi ha fatto il seguente effetto: leggevo dieci/venti pagine, lo trovavo francamente noioso/scritto male/inverosimile/ridicolo/superficiale etc., ma poi passate otto ore dall'ultima seduta di lettura dovevo a tutti i costi riprenderlo. E fino alla fine! Non mi era mai successa una cosa del genere. Metterà qualche strana sostanza nella carta...
Siamo arrivati agli ultimi due: "Le Requiem" della autrice russa Alexandra Marinina , ovviamente fantastico come tutti gli altri suoi libri (vedi mie recensioni di novembre 2009 più in basso). E poi "La proie" di Irène Némirovsky, autrice di lingua francese e di origine ucraina che scriveva nella Parigi degli anni '30, morta ad Auschwitz, dimenticata in quanto secondo la critica era "antisemita" (proprio lei!) e poi riscoperta e ripubblicata pochi anni fa. Il romanzo che ho letto parla dell'ascesa sociale di un giovane povero ma ambizioso, che poi però si frega con le mani sue. E' sostanzialmente un libro sul potere, su come si conquista attraverso l'adulazione e il ricatto, ma come si può perdere perché c'è sempre qualcuno più furbo di te. Il tutto in un'atmosfera decadente e di crisi economica che a tratti ricorda l'atmosfera in cui viviamo in Italia adesso (oddio! Poi c'è stata la guerra! Meglio se mi rimangio quello che ho detto...!)
23/04/2010
Questa volta sono riuscita ad accumulare 14 libri prima di decidermi ad aggiornare il blog... Cercherò di essere breve.
Il numero uno di questo gruppo è la novità della scrittrice spagnola Julia Navarro, "Dime quién soy". E' un lungo romanzo che copre la storia europea dagli anni '30 alla caduta del muro di Berlino: il periodo della seconda repubblica in Spagna, la guerra civile, la Seconda Guerra Mondiale, la guerra fredda. La protagonista, Amelia Garayoa, nasce in una famiglia borghese di Madrid nel 1917 e le passa proprio tutte: si entusiasma per il comunismo, lascia il marito sposato per interessi familiari per fuggire con una spia sovietica, diventa poi lei stessa spia per i servizi segreti britannici, finisce in un campo di concentramento nazista... e molto altro. E' scritto come un classico bestseller, con l'obiettivo - riuscito - di non lasciar staccare il lettore. I puristi potrebbero dire che dal punto di vista narrativo ogni tanto fa acqua, io invece me ne frego e bado di più alla sostanza, e posso dire che è un libro veramente importante perché oltre a intrattenere fa conoscere da vicino e ricordare molti orrori del secolo scorso, mettendoli un po' tutti sullo stesso piano. E', stranamente, un bestseller in cui non ci sono "eroi". Insomma, avrete capito che sono molto entusiasta di questo libro e lo raccomando assolutamente a tutti, amanti dei bestseller e non.
Spinta dall'entusiasmo per "Dime quién soy" e non volendo lasciare le atmosfere un po' cupe della Madrid del secolo scorso, ho letto "Venga a nosotros tu reino" dello spagnolo Javier Reverte, più conosciuto per i suoi libri di narrativa di viaggio che per i suoi romanzi. Protagonista del romanzo Stefan, un giovane prete polacco che viene mandato a Madrid negli anni '50, in pieno franchismo, dove stringe una profonda amicizia con Eijo Garay, anziano patriarca di Madrid che lo accoglie sotto la sua ala protettrice. Stefan, in incognito, cerca di diffondere il movimento dei preti operai in Spagna, chiaramente osteggiato dal franchismo e dalla chiesa ufficiale (cioè Eijo Garay). E' un libro molto denso, spesso ironico, che ricrea molto bene le atmosfera e il modo di vita di quell'epoca. Anche questo lo consiglio assolutamente.
Un altro libro che mi è piaciuto molto è stato "Esos cielos" dello scrittore basco Bernardo Atxaga. E' la storia di Irene, una donna che esce dopo 4 anni passati in carcere per terrorismo e viaggia in pullman da Barcellona a Bilbao, la sua città natale. Il romanzo, molto breve, racconta sostanzialmente il primo giorno di libertà di Irene. Più che per i contenuti, mi è piaciuto per come è scritto, non c'è una frase inutile, e sembra di vivere personalmente ogni momento della giornata di Irene. Era un libro letto con il gruppo di lettura in spagnolo, non ha entusiasmato tutti, ma io mi sento comunque di raccomandarlo. Inoltre può andare bene anche per chi comincia a leggere in spagnolo, in quanto è breve e soprattutto è facile.
Ho riletto, sempre per il gruppo di lettura, "Historia de una maestra" di Josefina Aldecoa, un libro che ho sempre consigliato perché gradevole e semplice. Racconta la vita di una maestra nella Spagna rurale degli anni '30, tra ignoranza, povertà e pregiudizi. Anche questo è scritto in uno spagnolo abbastanza facile; è interessante soprattutto per la ricostruzione storica.
OK, fine dei libri sulla storia spagnola del '900. Purtroppo anche fine dei libri di questo girone che consiglio incondizionatamente. Adesso arrivano quelli che consiglio "con riserva" o "non a tutti".
Non credo di aver mai parlato in questo blog dei libri di Donna Leon, un'ex professoressa nordamericana che scrive gialli ambientati a Venezia - città dove vive - bestseller assoluti in tutto il mondo tranne che in Italia, dove non viene tradotta. L'autrice ha dichiarato di non voler farsi tradurre da editori italiani in quanto non vuole essere un personaggio pubblico in Italia ma continuare a vivere in semi anonimato. Comunque se volete leggerla, sappiate che non è disponibile solo in lingua originale inglese, ma anche in molte altre lingue. L'investigatore di tutti i suoi romanzi è il commissario Brunetti, unico italiano integerrimo (insieme alla moglie, professoressa di letteratura inglese) nei romanzi di Donna Leon. Tutti gli altri sono o corrotti, o vigliacchi, il che si presta molto sia alle trame poliziesche che all'esotismo facile con cui può essere vista l'Italia dall'esterno. Va be', adesso dico quello che penso: la sostanza di quello che dice la signora Leon è vera, siamo quasi tutti almeno in parte o corrotti o vigliacchi o tutte e due le cose, è vero che sono i due principali difetti nazionali, però non mi piace l'arroganza e il moralismo quasi fanatico con cui li racconta. Non mi piace che scriva sull'Italia senza guardarci con quel minimo di simpatia che mi aspetto da uno straniero che decide volontariamente di trasferirsi qui e di rendere l'Italia il proprio paese. Nonostante queste premesse, ammetto di aver letto non meno di quattro suoi libri, l'ultimo dei quali è stato "Uniform Justice". E ogni libro che ho letto pensavo "ma chi me lo fa fare", ma non riuscivo a staccarmene. Le trame sono da giallo classico; sostanzialmente si va avanti a leggere perché si vuole sapere chi è il colpevole. Per concludere, indico la lettura di almeno un libro di Donna Leon a tutti gli italiani tanto per arrabbiarsi e rinforzare un po' l'orgoglio nazionalista (!), inoltre la indico ancora agli italiani che vogliono fare esercizio di lettura in inglese: scrive in modo semplice, scorrevole, parla di realtà a noi conosciute e soprattutto una vola che si comincia un libro poi è difficile mollarlo, quindi tiene alta la motivazione all'esercizio.
Oggi ho finito il romanzo "Grandes Miradas" dello scrittore peruviano Alonso Cueto, che discuteremo lunedì all'incontro del gruppo di lettura in spagnolo. Si ambienta nel Perù di Fujimori e racconta la vendetta di Gabriela, la fidanzata di un giudice ucciso dal regime perché aveva rifiutato di assolvere un amico dei potenti. L'obiettivo di Gabriela è uccidere Vladimiro Montesinos, capo dei servizi segreti peruviani e mandante effettivo dell'omicidio. Ero stata motivata alla lettura di questo romanzo dalla visione del film "Mariposa negra", tratto dal libro. Purtroppo è uno dei pochi casi in cui il film era meglio del libro, rovinato - secondo me - dalle descrizioni un po' troppo prolisse e da un uso non del tutto convenzionale della punteggiatura che alla fine mi ha innervosito. Lo salvo perché è comunque un ritratto di un paese in un'epoca molto recente, ma piuttosto consiglio, dello stesso autore, "El susurro de la mujer ballena", letto qualche anno fa. Aveva meno pretese letterarie ma sicuramente prendeva di più.
Ho anche letto con grandi aspettative un romanzo che volevo leggere da dieci anni, "La pasión turca" di Antonio Gala. E' un libro uscito nel 1993, che ai tempi ebbe uno straordinario successo di vendite in Spagna. La storia è abbastanza banale: signorina di buona famiglia della provincia spagnola, sposata a un uomo che non ama e che non la soddisfa, si innamora follemente di una misteriosa guida turistica nel corso di un viaggio organizzato a Istanbul. Iniziano descrizioni di scene sessuali di ogni genere; poi lei non capisce più niente e scappa in Turchia per vivere con la guida, che in realtà è un delinquente. Questa scelta la porterà alla perdizione più totale. Una specie di Madame Bovary dei giorni nostri (anzi, di un po' di tempo fa, perché da come è scritto si vede che il libro è "vecchio"). Ovviamente è un libro moralista, come ci si poteva aspettare dalla trama - non mi è mai capitato di leggere libri con una trama di questo genere che non fossero moralisti. Il problema è che la magniloquenza dell'autore mi sembra un po' sprecata per questo soggetto, a tratti risulta fin ridicola, come risultano ridicole le elucubrazioni sull'"amore totale" della sfortunata protagonista, che purtroppo occupano gran parte delle pagine e che lasciano poco spazio alla trama, che alla fine risulta poco consistente.
Un altro libro letto un po' per voyeurismo è "Morrer na praia do Futuro" scritto dall'assassino Luis Miguel Militão, un portoghese colpevole di una strage di suoi connazionali a Fortaleza, Brasile, dove le vittime erano andate per turismo. Il movente dell'omicidio era rubare i bancomat dei portoghesi per prelevare dei soldi. Vi risparmio tutti i particolari macabri e anche le evidentemente false dichiarazioni di pentimento da parte dell'autore.
Mi è stato prestato il bestseller di questo periodo "La principessa di ghiaccio" della svedese Camilla Lackberg. E' stato anche tradotto in inglese come "The Ice Princess". La trama era molto simile a quella del primo libro di Stieg Larsson, senza però il personaggio di Lisbeth Salander. In compenso con c'era un po' di romanticismo in stile libro Harmony. Come giallo era passabile, il resto no.
Ho letto due gialli ambientati a Milano di un'autrice che non conoscevo, Lucia Tilde Ingrosso: "A nozze col delitto", primo della serie, che mi è piaciuto perché ho ritrovato ambienti e atmosfere molto vicine, e "Nessuno, nemmeno tu", il più recente, che invece ho trovato ripetitivo e troppo tendente allo stile "rosa". Non sopporto più i gialli in cui l'investigatore ha una storia d'amore con la principale indiziata! (che chiaramente è una donna "bellissima e misteriosa").
Non mi è piaciuto per niente il libro letto per obbligo"Rabbit, Run" di John Updike. Sarà pure un capolavoro della letteratura americana del novecento, per me era quasi illeggibile: noioso, datato. Mi dispiace perché dello stesso autore avevo letto "Terrorist", un libro molto più recente, che mi era piaciuto molto, sia per la scrittura che per l'argomento. Probabilmente è uno di quegli autori legati molto all'epoca in cui scrivono, per cui "Rabbit, Run" sarà piaciuto negli anni '60 quando è stato scritto, "Terrorist" invece è piaciuto a me negli anni 2000. Mah.
Ultimo della lista un romanzo storico: "Amor no Rio das Pérolas" della giornalista portoghese Marta Curto. L'ho letto perché parla della storia di Macao, argomento che mi interessava. Purtroppo l'autrice, invece di inserire le nozioni storiche all'interno della trama sfruttando i dialoghi e le descrizioni, ha preferito fare centinaia di note a piè di pagina in stile "wikipedia" o "libro di testo delle medie"... Lo consiglio solo agli appassionati di Macao.
8/02/2010
Finalmente riesco ad aggiornare la home con le mie ultime letture, come al solito si sono accumulati un sacco di libri.
Anche questa volta cominciamo dal numero uno assoluto di questo girone, che ho finito di leggere ieri e non vedo l'ora di raccomandare a tutti. E' "Giovanni's Room" dell'autore nordamericano James Baldwin. Raramente capita di leggere qualcosa di scritto così bene, che fa venire voglia di leggere più lentamente per non perdere nemmeno una sfumatura e di cercare sul vocabolario tutte le parole che non si conoscono. Ma questo romanzo, che è un romanzo breve uscito più di cinquant'anni fa, non si legge solo "perché è scritto magistralmente", cosa che già di per sé giustificherebbe la lettura, la sua maggiore qualità è l'umanità dell'autore e la sua abilità ad interpretare e descrivere i sentimenti umani. La trama è semplice, nella Parigi degli anni '50 nasce l'amore tra il narratore, che è un espatriato americano, e Giovanni, un giovane italiano. Quando la fidanzata del narratore, che era in viaggio per un periodo, ritorna, lui non esita ad abbandonare Giovanni. Per non rovinare la lettura a chi deve ancora leggerlo, non dico gli altri dettagli della trama. Ho trovato notevolissime e puntuali le descrizioni di Parigi e degli ambienti gay di quell'epoca, così come i dialoghi su come gli europei vedono gli americani e viceversa, non ho mai visto un americano che capisse così tutto perfettamente anche dal nostro punto di vista. Ma il pregio principale di questo libro è come fa sentire al lettore i sentimenti provati da tutti i protagonisti. E' una lettura davvero emozionante, per questo la raccomando a tutti.
Un altro libro che consiglio, anche questo letto con il gruppo di lettura inglese, è "The Reluctant Fudamentalist" di Mohsin Hamid. E' la storia di un giovane pakistano che, dopo aver studiato in una prestigiosa università americana, viene assunto da una società di consulenza di New York dove si occupano fondamentalmente di tagliare teste, fare studi di fattibilità, etc. insomma il sogno americano in versione contemporanea. Dopo un iniziale entusiasmo sorgono i primi problemi di coscienza, nel frattempo c'è l'11 settembre... E' un libro sullo scontro di civiltà, ad alcune persone del gruppo di lettura ha dato fastidio. Io l'ho trovato molto onesto e politicamente scorrettissimo.
A chi è interessato ad Hong Kong e alla Cina consiglio altri tre libri letti in questo periodo: "Fragrant Harbour" dell'inglese John Lanchester, attraverso le vicende di una spregiudicata giornalista inglese degli anni '90, di un avventuriero che negli anni '30 si imbarca per Hong Kong dove costruisce la sua fortuna e di un uomo d'affari locale di oggi, ci racconta la storia dell'isola dell'ultimo secolo. E' un romanzo di trama, basato più sugli avvenimenti e sullo sfondo storico che sull'approfondimento psicologico. Mai noioso, intrattiene ed insegna. Detto così sembra che un po' lo disprezzi, invece no, mi sono molto divertita a leggerlo e lo consiglio a chi è interessato alla storia e allo spirito di Hong Kong o più in generale a chi ama i libri con un po' di avventura.
Altra lettura su Hong Kong è stato il romanzo di Paul Theroux "Ultimi giorni a Hong Kong", titolo originale "Kowloon Tong". Racconta i giorni prima della cessione di Hong Kong alla Cina da parte ell'Inghilterra dal punto di vista di un inglese nato lì, che vive da solo con la madre, ha ereditato l'attività industriale paterna e passa le sue giornate nelle case di appuntamento. Ritrae bene il mondo molto piccolo - almeno così sembra che fosse - in cui vivevano gli inglesi di Hong Kong.
L'ultimo libro sulla Cina che segnalo questa volta mi è stato regalato (è molto piacevole per un libraio ricevere libri in regalo!). E' "Pechino è in coma" dell'esule cinese Ma Jian, titolo originale "Beijing Coma". Racconta la storia cinese durante e dopo la Rivoluzione Culturale, i movimenti studenteschi che hanno preceduto il massacro di piazza Tienanmen, il passaggio ad un'economia di mercato. Non segue una trama lineare, sono i ricordi del protagonista che è in coma dopo essere stato ferito in piazza Tienanmen. Molte parti in cui descrive le torture a cui erano sottoposti i dissidenti sono davvero inquietanti,
fortunatamente il narratore ogni tanto racconta anche qualche vicenda divertente. E' un libro che è stato severamente vietato in Cina.
Segnalo - e raccomando vivamente - solo alle persone interessate alla sociologia della letteratura o alla teoria letteraria il saggio di David Viñas Piquer "El enigma best-seller", uno studio molto minuzioso in cui si cerca di capire che cosa hanno in comune i libri campioni di vendita. L'autore si basa su un campione di una ventina di romanzi e ne esamina punto per punto i comuni tratti distintivi. E' molto utile per capire cosa piace al "grande pubblico" e perché. Ci sono anche molti pettegolezzi letterari che allieteranno chi segue la narrativa spagnola di oggi, come per esempio i duelli tra Pérez-Reverte e i suoi detrattori. E' stata una lettura appassionante.
Con il gruppo di lettura di spagnolo abbiamo letto "Abril Rojo" di Santiago Roncagliolo, un romanzo con omicidi ambientato nelle Ande peruviane, nella zona di Sendero Luminoso. Da leggere per conoscere un po' il paese, a tratti fa anche ridere, ha una trama che prende abbastanza. Io temevo che non mi piacesse, invece poi l'ho letto volentieri. Lo consiglio a chiunque sia interessato al Perù o a chi in generale ama la violenza.
Altro libro del gruppo di lettura, questa volta di inglese, "The Behaviour of Moths" della scrittrice inglese Poppy Adams. Una casa diroccata, una famiglia che cela segreti, il rapporto tra due sorelle... Nonostante l'argomento non mi interessasse quasi per niente e la qualità della scrittura non sia particolarmente notevole, l'ho terminato e l'ho trovato interessante dal punto di vista letterario, è un romanzo che mette in discussione il ruolo - e soprattutto l'affidabilità - del narratore. Quindi lo consiglio a chi è interessato agli aspetti metaletterari del romanzo (non a tutti gli altri, e badate bene, non è per niente un libro intellettuale, anzi...)
Il romanzo storico è un genere che non pratico spesso; dato che l'ultima volta che sono stata a Madrid mi sono emozionata molto guardando i quadri di Goya, sono stata attratta dal romanzo "Les fantômes de Goya"di Jean-Claude Carrière e Milos Forman, da cui è stato tratto un film che non ho visto. Racconta la storia di Lorenzo Casamares, arrivista, prima inquisitore spagnolo e poi collaboratore di Napoleone. Goya c'entra perché è amico dell'inquisitore e di altri personaggi. Ampie parti del libro sono dedicate alla spiegazione della storia della Spagna e della Francia tra '700 e '800, un po' in stile libro di scuola. Onestamente, la parte "libro di scuola" se a uno interessa l'argomento (come a me) è anche piacevole, la parte "trama" è veramente così così, l'approfondimento psicologico è quasi inesistente. Insomma, se uno scrive un romanzo si deve impegnare a scrivere un romanzo, non può scrivere un saggio o una biografia o un bigino, altrimenti lo chiami saggio o biografia! Allora preferisco la soluzione trovata da Javier Moro per il suo "Pasión India" (vedi anche mio commento sotto, datato 11/08/09), che non ha la pretesa di scrivere un romanzo ma una biografia romanzata. Comunque, riguardo a "Les fantômes de Goya", non è che lo stronchi completamente, in fondo l'ho finito e alcuni pezzi li ho trovati molto interessanti, cioè va benissimo come lettura sostitutiva di un saggio di divulgazione sulla storia della Spagna prima e durante l'occupazione napoleonica.
Ultimo libro per questa volta: "Ad occhi chiusi" di Gianrico Carofiglio. Non l'ho lasciato per ultimo perché non mi sia piaciuto, ma perché non c'entra con il tema della libreria e per questa ragione non ce l'abbiamo neanche. L'ho sentito in audiolibro letto dall'autore. E' un thriller giudiziario ambientato a Bari. Ha un effetto piacevolmente tranquillizzante. Non mi stupisce che l'autore sia in vetta a tutte le classifiche, è intelligente e nostrano.
24/11/2009
Dopo due mesi che non aggiorno la home con le mie ultime letture si sono accumulati davvero tanti libri...
La lista è lunga, spero di non averne dimenticato nessuno.
Il numero uno è "Celui qui sait"(originale: "Tot kto znaet") della scrittrice russa Alexandra Marinina , mia passione assoluta degli ultimi tre o quattro anni. Purtroppo non ce la faccio a leggerla in lingua originale - anche se un giorno spero di farcela :-) - e quindi devo leggerla in traduzione. Le traduzioni in assoluto migliori sono quelle in francese a cura di Galia Ackerman e Pierre Lorrain, che, da quanto ho potuto capire confrontandole con i testi originali, arrivano addirittura a migliorarli. Alexandra Marinina è un'autrice di romanzi polizieschi ambientati nella Mosca degli anni '90. Purtroppo viene presentata dal suo editore italiano - che se non sbaglio ha recentemente messo tutti i suoi libri fuori catalogo - come "regina del thriller", e quindi il messaggio che passa ai lettori è che sia una versione russa di certi autori americani che scrivono storie semplici e piene di violenza o comunque come letteratura di serie C. Non è affatto vero! Nei romanzi di Alexandra Marinina non è tanto importante l'aspetto "logistico-criminale" ma quello psicologico. A partire da un caso poliziesco che serve più che altro da stimolo, ci racconta vita, passato, e soprattutto sentimenti di tutti i suoi personaggi. Leggendola ho imparato molto sulla natura umana. E' la vera erede dei grandi narratori russi dell' '800. Avrò letto una quindicina di suoi romanzi, e mi emoziono ancora. "Celui qui sait", l'ultimo che ho letto, non è un poliziesco ma la saga degli abitanti di una kommunalka (appartamento comunitario, tipo di abitazione diffuso in Unione Sovietica in cui varie famiglie condividono cucina e bagno, avendo ognuna diritto a una camera da letto dove vivono tutti i membri della famiglia) moscovita dagli anni '60 agli anni 2000. Ripercorre 40 anni di storia, spaziando tra vita a Mosca e vita in Siberia, con decine e decine di personaggi paralleli. Inutile dire che non riuscivo a mollarlo. Un consiglio: se avete la possibilità, a meno che non leggiate in russo, leggetela in traduzione francese perché sono in assoluto le migliori. L'editore Seuil sta facendo un ottimo lavoro traducendo e presentando l'autrice nel modo corretto.
Un altro bel libro, anche se completamente diverso, è "The Buddha of Suburbia" di Hanif Kureishi, scrittore inglese di origine pakistana. Racconta le avventure un po' estreme di un giovane di origine indiana nella Londra degli anni '70. Romanzo in parte autobiografico, è sia una riflessione sull'incontro tra Est e Ovest che un tributo agli anni della "contestazione" e alla città di Londra in generale. E' pieno di oscenità, quindi leggetelo solo se sapete che non vi daranno fastidio. Lo consiglio a tutti quelli che come me amano gli antieroi. L'ho trovato un libro molto onesto, senza retoriche o preguidizi. Dello stesso autore segnalo anche il film "My Son the Fanatic" di cui è sceneggiatore (la storia di un pakistano immigrato a Londra, onesto lavoratore e musulmano molto all'acqua di rose, il cui figlio diventa un fanatico religioso integralista) e il suo ultimo libro "Something to Tell You", molto incentrato sulla psicanalisi, anche questo pieno di oscenità.
Entrambi i libri sono stati letti con il nostro gruppo di lettura.
Altro libro del gruppo di lettura, che si discuterà stasera, e che invece non mi è piaciuto per niente è "Amsterdam" dello scrittore britannico Ian McEwan. Indubbiamente l'autore è molto abile a scrivere, ma fatico a provare simpatia per questo suo libro. Forse non l'ho capito. Bah.
Già che siamo in tema di libri che non mi sono piaciuti ma che ho dovuto leggere per i gruppi di lettura (altrimenti li avrei mollati dopo poco) parliamo anche di "Delirio" della colombiana Laura Restrepo. Questo mi ha veramente irritato. Ha vinto il premio Alfaguara qualche anno fa, contiene elementi di realismo magico, di novela sicarista (=romanzo sudamericano pieno di delinquenti del narcotraffico che si ammazzano) e fa l'occhiolino a Saramago per l'assenza di virgolette nei dialoghi e lo strano uso della punteggiatura, tanto per complicare un po' le cose. Se dovessi riassumere la trama avrei forti problemi. Non voglio essere troppo cattiva ma non posso sopportare l'uso di artifici letterari fine a se stesso, o per nascondere l'assenza di una trama, di personaggi un po' approfonditi o di un messaggio chiaro. Anche qui forse non ho capito il libro, ma mi sento comunque di sconsigliarlo a tutti quelli che, come me, senza grosse pretese, amano leggere delle storie.
Basta parlare male di libri... Consiglio a tutti un libro molto divertente intitolato "Muerte de un murciano en La Habana" dell'esiliata cubana Teresa Dovalpage. Il murciano che muore è un dirigente spagnolo trasferito per ragioni di lavoro a Cuba e che si innamora di Maricari, fanciulla che, nonostante le pressioni della madre, non fa la "jinetera" come le vicine di casa. In questa storia entra poi un trans che per campare fa la maga... Insomma, anche se racconta situazioni tragiche, di gente che fa cose assurde per non morire letteralmente di fame, il libro fa davvero ridere. Lo raccomando.
Un altro libro che mi è piaciuto è "El amante bilingüe" di Juan Marsé. L'ho letto con il gruppo di lettura. Il protagonista, catalano, viene lasciato dalla moglie, borghese catalana e sociolinguista, nella vita privata appassionata di "charnegos" - immigrati andalusi poveri, ignoranti e servizievoli... e per riconquistare la moglie decide di trasformarsi anche lui in un vero "charnego". Il tutto sullo sfondo della Barcellona della transizione e nella "normalizació" linguistica catalana... Da leggere assolutamente se conoscete Barcellona e la Catalogna e il dibattito linguistico catalano vs. castigliano.
L'ultimo libro letto con il gruppo di lettura in spagnolo, per cui ci dobbiamo ancora riunire, è "El coronel no tiene quien le escriba" di Gabriel García Márquez. Un classico. Protagonista, l'immobilismo testardo di un vecchio colonnello che aspetta da quarant'anni che gli concedano la pensione di guerra. Un immobilismo e una testardaggine che caratterizzano non solo la mentalità tradizionale colombiana ma anche quella di tanti anziani italiani...
Un bel romanzo che non c'entra niente con la libreria, ma che ho ritrovato in casa e riletto è "Villa Liberty" di Renato Olivieri, giallo ambientato nella Milano degli anni '80. Se si è milanesi è davvero un piacere ritrovare luoghi e atmosfere note. Avevo letto i libri di Olivieri da ragazzina, più o meno quando sono stati scritti o poco dopo, e mi sembravano normali, mentre invece adesso mi sembra una Milano così vecchia...! Com'è cambiata Milano. Secondo me in meglio. Comunque Renato Olivieri mi piace ma non mi emoziona come invece fa Giorgio Scerbanenco, altro autore di gialli ambientati nella Milano di un po' di anni fa.
Finirò con il libro che sto leggendo adesso che è "A praia da saudade" del portoghese Francisco Salgueiro. E' la storia dell'amore contrastato tra la figlia del vicedirettore della Pide (polizia segreta portoghese sotto la dittatura di Salazar) e un giovane di larghe vedute, nella Lisbona degli anni '60. A vedere la copertina e in generale la presentazione del libro sembra un po' melenso, invece c'è un'ottima descrizione della vita e della mentalità vigente in Portogallo a quell'epoca. Sono davvero sorpresa piacevolmente, e non vedo l'ora di finirlo. Lo segnalo alle persone interessate alla storia recente del Portogallo e a chi inizia a leggere in portoghese, in quanto il linguaggio è molto facile e scorrevole.
24/09/2009
Finalmente riesco a scrivere qualcosa sulle mie ultime letture. Cominciamo dal più bel romanzo di questo gruppo, "Mundo perdido" di Patrícia Melo, forse la migliore scrittrice brasiliana di questi anni - almeno secondo me. Il killer Máiquel, protagonista del precedente romanzo "O matador", scritto negli anni '90, ritorna. "O matador" era la storia della sua ascesa criminale, tutta raccontata dal punto di vista del protagonista. In "Mundo perdido" Máiquel - un nome che è tutto un programma - ormai pienamente adulto, è ancora ricercato dalla polizia e si lancia in una ricerca per tutto l'interno del Brasile della figlia rapita dalla sua ex, che insieme al suo nuovo uomo gestisce una fiorente chiesa protestante in grande espansione. Il romanzo è interessante per varie ragioni: innanzitutto il protagonista viaggia nel Brasile "di frontiera", nelle capitali degli stati del Centro-Oeste e del Nord. Poi, attraverso le riflessioni del protagonista, si vedono tutti i cambiamenti nella mentalità e nello stile di vita avvenuti in Brasile negli ultimi dieci/quindici anni. E poi lo stile in cui è scritto è - come nel caso di "O matador", o forse meglio - grandioso. Scorre come una canzone o una poesia, anche se è decisamente prosa, e fa immedesimare completamente nel protagonista criminale. Se si conosce il Brasile è un libro da non perdere.
Altra lettura brasiliana è stato "Achados e perdidos"di Alfredo Garcia-Roza, un giallo ambientato a Rio de Janeiro. Piacevole, ma meno bello del precedente "O silêncio da chuva" dello stesso autore.
Un libro in italiano preso in prestito dal nostro reparto viaggi che mi è piaciuto molto è "Un'idea dell'India" di Alberto Moravia. E' una raccolta di articoli scritti durante il viaggio in India che Moravia fece con Pasolini e Elsa Morante nel '61, e poi pubblicati sul Corriere della Sera. Ho sempre avuto una predilezione per Moravia, fin dalla prima adolescenza. Avevo cominciato con i "Racconti Romani", per poi appassionarmi soprattutto a "La Noia" e "Gli indifferenti". Ho avuto la fortuna di leggerli prima di doverlo fare per la scuola, altrimenti forse l'avrei odiato. Tornando a "Un'idea dell'India": gli articoli sono molto concisi e descrivono aspetti della cultura e della società indiana dell'epoca. La capacità di sintesi dell'autore è davvero rara, non c'è una parola sprecata, e l'analisi è distaccata ed oggettiva. Non c'è nulla dell'esotismo tipico della maggior parte di libri che parlano di India e tendenzialmente vengono sottolineate più le similitudini che le differenze tra indiani ed europei.
L'ultimo libro di cui parlerò questa volta è "Arráncame la vida" della scrittrice messicana Angeles Mastretta. L'ho letto per il nostro gruppo di lettura in spagnolo. Purtroppo non mi è piaciuto, anzi, ho saltato un po' di pagine per abbreviare la lettura. Non lo sconsiglio a tutti perché ad altri è piaciuto. Potrei segnalarlo alle persone interessate ai giochi di potere nel rapporto coniugale e in generale al potere occulto delle donne.
11/08/2009
Prima di partire per le vacanze, ecco il resoconto sulle mie letture dell'ultimo mese. Ho letto tre libri tutti belli, speriamo di andare avanti così nei prossimi tempi. Ho finito oggi "Pasión India" di Javier Moro, biografia-romanzo su Anita Delgado, la ballerina andalusa che negli anni '10 sposo il maharajá di Kapurthala e si trasferì in India, dove dovette affrontare una mentalità e una vita molto diversa da quella che conosceva. La copertina del libro e il titolo lo fanno sembrare un romanzo Harmony ma invece è un'ottima ricostruzione dell'epoca e degli ambienti. C'è una certa inclinazione all'esotismo che però non è mai arrivata ad infastidirmi. E' un libro che ha avuto tantissimo successo in Spagna e qui poco. Mi sento di consigliarlo.
Un'altra ricostruzione storica è "1808" del giornalista brasiliano Laurentino Gomes, che in modo molto coinvolgente, chiaro, mai noioso, racconta la fuga di D. João VI da Lisbona, dove stavano per arrivare le truppe napoleoniche, a Rio de Janeiro, allora città principale della colonia. D. João VI trasferì la sua sede e tutta la corte in Brasile, cambiando le sorti della città e della colonia, che a breve sarebbe diventata indipendente. Il libro racconta fatti storici ma anche pettegolezzi sui Bragança (dinastia di D. João) e, soprattutto, ricrea la vita quotidiana della Rio di quegli anni. Questo libro è stato criticato in Portogallo in quanto sarebbe "antilusitano" e andrebbe solo a rafforzare il pregiudizio molto radicato in Brasile contro i portoghesi. Il sottotitolo del libro è infatti "Come una regina pazza, un re pauroso e una corte corrotta ingannarono Napoleone e cambiarono la storia del Portogallo e del Brasile". Secondo me queste critiche da parte di alcuni portoghesi non hanno un grosso fondamento e si basano solo sul sottotitolo: in realtà il libro sottolinea anche le cose belle e lo sviluppo portato da D. João VI e in generale dai portoghesi in Brasile, quindi il libro non è antilusitano, anzi, ricorda a tutti i brasiliani l'importanza del Portogallo nella formazione del paese anche nei suoi aspetti positivi, cosa in controtendenza rispetto alla cultura media per molti versi antilusitana diffusa tradizionalmente in Brasile. Beh, leggete 1808 se siete anche minimamente interessati al Brasile o alla storia in generale, ne vale la pena.
Ho letto anche "A veinte años, Luz" della scrittrice argentina Elsa Osorio. E' un romanzo estremamente avvincente sul tema dei figli dei desaparecidos che venivano rubati dai gerarchi durante la dittatura. Ci sono avventura, suspence, riflessioni sull'essere figli / genitori. E' un libro che prende tantissimo, mi è stato consigliato e lo consiglio a mia volta.
15/07/2009
Rapido report su alcuni libri che ho letto recentemente. Quello che mi è piaciuto di più è senz'altro l'ultimo libro di Aravind Adiga "Between the Assassinations". Ambientato in una piccola città immaginaria dell'India del Sud degli anni '80, racconta le storie di personaggi di ogni classe sociale e casta. E' un libro più complesso del suo precedente "The White Tiger" (mio libro in inglese preferito del 2008); "Between the Assassinations" è più avvolgente e di atmosfera. Il messaggio politico non è così forte come in "The White Tiger" (anche se ci sono tanti spunti di riflessione), ma ogni personaggio è vivissimo e contribuisce a costruire un affresco dell'India di un po' di anni fa. Dopo averlo letto mi sembra di esserci stata a lungo e di aver condiviso personalmente le esperienze dell'autore. Difficilmente ho sentito così "vicino" un paese in cui non ho mai messo piede.
Un capolavoro assoluto della letteratura universale è "Beloved" della scrittrice nordamericana Toni Morrison. Una lettura non molto leggera - era da leggere per il nostro gruppo di lettura, non so se l'avrei letto da sola - che parla dritto al cuore e che ci fa entrare nel dramma della schiavitù.
"Guerrillas" di V.S. Naipaul, altro libro letto con il gruppo di lettura, mi ha un po' delusa. Grandiose, vivissime descrizioni dei Caraibi inglesi post-indipendenza. Per il resto, secondo me, parecchio disprezzo per le donne - ma questa è un'opinione molto personale, altre persone del gruppo non erano d'accordo con me e l'hanno trovato semplicemente "noioso".
Così così "Mandrake- A Bíblia e a Bengala" del brasiliano Rubem Fonseca. E' un giallo ambientato a Rio de Janeiro, diviso in due romanzi brevi, tutti e due aventi come protagonista l'avvocato Mandrake, donnaiolo e amante della bella vita. Due difetti per i miei gusti: troppi cliché - non dico di più perché altrimenti svelerei dettagli della trama - e una serie di citazioni colte che personalmente non fanno che innervosirmi, soprattutto in un libro giallo. Se l'autore si fosse più impegnato a inventarsi una trama avvincente sarebbe stato meglio. Inoltre da un giallo ambientato a Rio de Janeiro mi aspettavo più ambiente, più personaggi tipici. A questo proposito consiglio assolutamente l'autore carioca Alfredo Garcia-Roza e i suoi gialli con il delegado Espinosa, scritti bene, in modo accessibile e allo scopo di intrattenere il lettore in modo genuino, con ottime descrizioni di Rio e personaggi tipici che ricreano la vita locale.
Interessante - ma non esaltante almeno per me - "Bom dia, camaradas" dell'angolano Ondjaki. Ricrea la vita dei ragazzini di Luanda venti o venticinque anni fa, sotto il regime comunista. Indicato per le persone a cui piacciono le storie di bambini. Per chi è interessato alla presa in giro del regime allora è molto meglio il suo connazionale Pepetela specialmente i libri "O Cão e os Caluandas", brevi racconti ambientati a Luanda nella seconda metà degli anni '70 (subito dopo l'indipendenza) ma soprattutto il grandioso "Predadores", scritto recentemente, che traccia 30 anni di storia del paese attraverso il personaggio di Vladimiro Caposso, self-made man trasformista che costruisce la sua fortuna prima in modo "comunista" e poi sia adatta perfettamente ai cambiamenti storici. "Predadores" sì che è un libro da leggere assolutamente.
30/06/2009
Sapevate che spediamo con corriere TNT 24/48 ore in tutta Italia? La tariffa di spedizione va dai 5,90 euro in su, a seconda dell'importo del vostro ordine (è gratis per ordini da 100 euro in su - prezzo unico per tutti gli ordini da Calabria, Sicilia e Sardegna euro 10,90). Modalità di pagamento accettate: carta di credito, bonifico o vaglia. Consultateci per maggiori informazioni.
18/05/2009
Qualche aggiornamento sulle mie ultime letture: innanzitutto il libro dell'incontro di maggio del nostro reading group, "A Partisan's Daughter" di Louis de Bernières. A Londra un venditore di presidi medici, infelicemente sposato, conosce una ragazza che gli racconta storie del suo passato sempre più avventurose. Oltre ad essere figlia di un partigiano yugoslavo, è arrivata in Inghilterra nascosta in uno yacht da diporto, si è data ad attività censurabili, etc. etc. Ma sarà tutto vero quello che racconta? Nel complesso una lettura amena e spesso spiritosa. Bella l'alternanza dei due personaggi come narratori.
Piacevole anche "Verso Ushuaia" di Lois Pryce, giornalista della BBC che molla la vita di ufficio e fa un viaggio in moto dall'Alaska alla Patagonia. Finalmente un libro di viaggio di avventura scritto da una donna! Il libro è incentrato sull'atto del viaggiare e sugli incontri che fa l'autrice, e non ha il taglio culturale-antropologico tipico della narrativa di viaggio scritta da donne (non cito il taglio "romantico" che è ancora un'altra variante...). Mi ha fatto molto ridere con il suo senso dell'umorismo molto londinese un po' in stile Bridget Jones o Sophie Kinsella.
Un altro libro che ho letto è il romanzo "The Pirate's Daughter" della scrittrice giamaicana Margaret Cezair-Thompson. Percorre la storia della Giamaica dell'ultimo secolo attraverso le vite di Ida, l'amante adolescente di Errol Flynn - che si era rifugiato in Giamaica comprando un'isola privata - e della di loro figlia illegittima May. Un bel po' di storie d'amore, romantiche ma con lo sfondo un po' torbido tipico delle situazioni coloniali. Purtroppo il libro non rimane torbido fino alla fine, cosa che mi ha un po' delusa - ma che del resto mi aspettavo... Nel complesso consigliabile se siete in vena di libri telenovelas!
"Il giocatore" di Dostojevskij: da leggere per approfondire il fenomeno delle dipendenze e per apprezzare le svariate definizioni del popolo russo fatte dall'autore (in contrasto con i francesi, i tedeschi, gli "europei", etc.). Purtroppo per il momento non posso dire che mi abbia lasciato tantissimo - quando un autore è considerato un classico le aspettative sono sempre alte - però l'ho finito molto di recente e quindi sospendo il giudizio.
Durante una breve assenza per malattia ho riletto due romanzi di Agatha Christie, grande passione della mia adolescenza: "Three Act Tragedy" e "Death in the Clouds", entrambi con Poirot. Ammetto che negli ultimi anni ho un po' ridimensionato il mio fanatismo giovanile per questa autrice, soprattutto quando si sono lette decine e decine di suoi romanzi alla fine i personaggi sono un po' tutti uguali e l'approfondimento psicologico è parecchio superficiale. Però è bello ogni tanto rileggerla perché è un po' un tuffo nell'infanzia! E ancora oggi consiglio regolarmente Agatha Christie a chi cerca una lettura in un inglese classico e abbastanza facile oppure ai ragazzi sui 12/14 anni: non sono romanzi violenti come tanti genitori credono e, se non sono imposti, penso che siano molto utili per creare e coltivare la passione per la lettura.
4/04/2009
Ho appena finito "Hasta que me orinen los perros" dello scrittore peruviano Fernando Ampuero. Una sola parola: geniale! Alberto, il protagonista del libro, è un tassista di Lima a cui viene rubato il taxi. Si trova a dover far fronte a difficoltà economiche, e allora si associa ad altri tassisti che derubano gli ubriachi che si addormentano in taxi dopo aver fatto le ore piccole nei locali dei quartieri bene. Intanto sua moglie Rosa, di cui qui non dirò la professione per non svelare un dettaglio divertente del romanzo, vede che i soldi in casa aumentano in modo eccessivo e comincia ad avere dei sospetti... Il libro è scritto benissimo, mai noioso, pieno di humour, in poche linee l'autore riesce a creare un personaggio o un'atmosfera e a fare immergere il lettore nella Lima di oggi. E' sicuramente un autore da tenere presente e ringrazio Lucia, la ragazza peruviana che me l'ha consigliato.
Ho da poco finito il romanzo "Justos por pecadores" dello scrittore colombiano Fernando Quiroz. E' la storia di un ragazzo che lascia l'Opus Dei, che, dopo avergli fatto il lavaggio del cervello da quando aveva 15 anni, lo droga e lo tiene isolato quando teme che possa fare imbarazzanti rivelazioni. Lui comunque se ne va e deve affrontare le conseguenze. Da un libro di denuncia come questo forse mi aspettavo più dettagli, ma nel complesso, sempre se è tutto vero quello che racconta, riesce bene a descrivere la mentalità dell'Opus Dei e le loro tecniche per fare proseliti tra i ragazzini. Per il resto, belle le descrizioni di Cartagena de Indias, città natale del protagonista. E' un libro che prende, facile da leggere e non ho fatto fatica a finirlo.
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